In Viaggio Verso Ovest (1)

Alla base di molte avventure vi è una principessa in pericolo. Una dolce, splendida fanciulla rapita da un bruto o segregata in una torre che necessita dell’ausilio di un prode cavaliere per ritrovare la libertà e disposta a ricompensare il suo salvatore con il proprio amore. Pur di compiere il suo destino, il baldo giovane scalerà montagne, attraverserà oceani, si addentrerà in grotte e simili anfratti ed affronterà temibili mostri di ogni sorta; perchè non teme la morte, sapendo che alla fine del suo viaggio incontrerà la bella principessa. Ma, ahimè, nella storia che mi accingo a narrarvi ad aspettare l’eroe, mi duole comunicarvelo, non vi è nessuna pulzella.

 

La luce intensa lo accecò per qualche istante. Riuscì con estrema fatica a socchiudere gli occhi e a cogliere qualche particolare di ciò che gli stava dinanzi: un enorme salice, un ruscello scintillante, un fascio di capelli rossi… furono questi ad attirare la sua attenzione. Lunghi e lisci capelli ramati, talmente belli da far sembrare i rubini comunissimi sassi.

Le lacrime lo costrinsero a richiudere nuovamente gli occhi e gli ci volle tutta la sua forza di volontà per riaprirli ancora nonostante il bruciore. E allora la vide: una splendida, meravigliosa ninfa dei boschi. La pelle era candida come la luna alle prime ore della notte, il viso costellato di piccole graziose lentiggini e gli occhi di un castano intenso e dolcissimo; il naso appuntito, pronunciato, e le labbra rosate e sottili, chiuse in un lieve sorriso. Invisibili vesti le cingevano il piccolo seno ed i fianchi sottili, mascherando con le loro pieghe i punti più sensuali ma ottenendo di contrasto l’effetto di evidenziarli. I piedi nudi erano immersi sino alle caviglie nell’acqua, la quale rifletteva il bel corpo della ragazza sdoppiandola in due simmetriche visioni.

Estasiato, provò adire qualcosa, ma dalla sua bocca non emerse neppure un suono. Ritentò ancora, ma sempre senza risultati. Il panico lo avvolse, incapace com’era di comunicare alla ninfa ciò che provava e che, dal profondo del suo cuore, spingeva come una lancia per emergere dal petto.

La ragazza parve accorgersi del suo sforzo e pronunciò con voce soave queste enigmatiche parole: -E’ inutile, non puoi parlare. Ma non preoccuparti, non ce n’è bisogno.- Poi si mosse con passi leggeri e leggiadri verso di lui, lentamente, sollevando gocce d’acqua che, ricadendo, producevano piccoli schizzi ed infiniti cerchi concentrici intersecati gli uni agli altri. Giunta a breve distanza, riprese a parlare: -Ho poco tempo, quindi ascoltami attentamente. Un malvagio mi tiene prigioniera ed intende usare i miei poteri per conquistare il regno vicino. Io non intendo aiutarlo, ma lui mi costringerà con ogni mezzo pur di ottener ciò che desidera. Solo tu puoi salvarmi!-

Deglutì e tentò nuovamente di parlare, ma ancora senza riuscirci. Frustrato, si inginocchiò ai suoi piedi e, con sguardo deciso, annuì più volte. La ninfa allora sorrise e, con gli occhi luccicanti, lo aiutò a rialzarsi. Le sue mani erano tiepide e minute, la pelle morbida come il burro. Fece un passo indietro, prima di riaprir bocca -Ti ringrazio, giovane coraggioso. La strada dinanzi a te è lunga e irta di ostacoli, quindi avrai bisogno dell’aiuto di altri guerrieri. Li incontrerai durante il tragitto e, assieme, potrete sconfiggere il mio carceriere e salvare molte vite, compresa la mia. Ti aspetto ad Ovest, molto lontano da qui.-

Terminate queste parole indietreggiò e, voltandosi, gli sorrise amabilmente, sussurrando -Non tardare-. Poi scomparve con un lampo di luce, così com’era apparsa.

 

 

Elvin si svegliò nel suo letto, sudato e ansimante. Stordito, tentò di alzarsi ma inciampò nelle lenzuola e cadde sul pavimento, mettendo le mani in avanti giusto in tempo per evitare l’impatto tra la sua faccia ed il suolo.

Dimenandosi, si liberò dalle coperte e corse fuori, verso il pozzo, dove lo aspettava un secchio pieno d’acqua fresca. La sua gola era secca come la terra in estate e gli ci vollero due tazze prima di eliminare il terribile bruciore che lo affliggeva. Fatto questo si schiarì la voce e, tremante, provò a parlare: ne uscì una incerta vocale. Riprovò di nuovo, questa volta con più convinzione: -OVEST!-

Il suono della sua stessa voce lo spaventò. Non tanto per il fatto che aveva urlato nel silenzio della notte, quanto piuttosto per ciò che aveva detto. Non era sua intenzione dire quella parola, eppure era successo.

La pronunciò nuovamente, questa volta più piano: -Ovest.-

Si rese improvvisamente conto del significato di quel termine e di tutto ciò che questo comportava: cambiamento, novità, viaggio, pericoli, nuove conoscenze, lunghe camminate, entusiasmanti esperienze… avventura. Già, quest’ultima racchiudeva tutto quanto, anche Ovest, dentro di sè.

Gli era sempre piaciuta l’idea di abbandonare tutto e partire verso terre lontane, ma non aveva mai avuto il coraggio e, soprattutto, un vero motivo per farlo. Ma ora era diverso. Ora lo aspettava un incarico importante, addirittura vitale. Ora lui, un semplice fattore, figlio di generazioni e generazioni di fattori, stava per diventare un avventuriero.

-Un avventuriero…- mormorò alla luce della luna.

Sorrise, lieto di avere finalmente uno scopo nella vita.

Probabilmente suo padre non avrebbe capito. Gli avrebbe urlato addosso che era un’incapace, uno scansafatiche, che il suo posto era lì, nella fattoria di famiglia, assieme ai suoi fratelli e ai suoi cugini, ad allevare mucche e maiali e a coltivare pannocchie, patate, carote e pomodori e non a salvare principesse apparse in sogno. Sua madre invece non avrebbe detto nulla, come al solito. Anzi, avrebbe pianto nel suo modo silenzioso ed irritante, nascosta dietro un panno sporco o una camicia rammendata nel tentativo di farlo sentire in colpa. I suoi fratelli lo avrebbero deriso, niente di più; non li conosceva bene, erano tutti molto più maturi di lui di almeno 10 anni e dunque non gli davano la minima importanza.

-NO!- strinse i pugni e gonfiò il petto. Non aveva intenzione di affrontare tutto questo: niente lacrime, niente urla, niente insulti. Se ne sarebbe andato prima dell’alba, da solo e senza nemmeno lasciare un biglietto. Sarebbe scomparso all’orizzonte prima del canto del gallo e nessuno del suo villaggio avrebbe più saputo nulla di lui. Nessuno, tranne il suo migliore amico. Lui sarebbe venuto con lui, questo era certo.

Annuì compiaciuto, mentre il cuore gli batteva forte in petto e le gambe gli fremevano dall’emozione. Lo aspettava un lungo viaggio e aveva meno di un’ora per prepararsi, se voleva partire di nascosto.

Nemmeno per un secondo gli balenò per la mente l’idea che, talvolta, i sogni sono solamente sogni.

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9 thoughts on “In Viaggio Verso Ovest (1)

  1. justagameofroles ha detto:

    Da buon nerd, appena ho letto ‘OVEST’ ho pensato al bonzo corrotto&friends! XD Saiyuki insegna molte cose, soprattutto che un minidrago può diventare una jeep XD
    E’ difficile tirare le somme con un solo capitolo: ne servono minimo due o tre. Ma, a mio parere, sei sulla buona strada 🙂 cioè… m’è piaciuto leggerlo 🙂

    • Eh, lo so. Infatti volevo allungarlo, ma poi mi sono accorto che aveva già una conclusione e non era il caso di riscriverne un’altra a distanza di qualche capoverso.
      Mi saprai dire con i prossimi capitoli se la cosa funziona!

      • justagameofroles ha detto:

        Ricordati che sei in un blog; il troppo stroppia, alle volte. Tanto vale fare capitoli brevi, ma d’effetto, che cercare la lunghezza. Guarda me, per esempio: il primo capitolo è stato diviso in 4 parti 🙂 Non so se sia giusto o meno, fare in quel modo, ma ho avuto benefici, da questo “spezzettamento” e, in aggiunta, nessuno s’è ancora lamentato 😛

        • In effetti la tua è stata una buona idea.
          Credo tu abbia ragione, dopotutto pure io mi lascio scoraggiare dalla lunghezza dei post se sto sfogliando i blog e preferisco dedicarmi a quelli medi piuttosto che ai papiri…

          • justagameofroles ha detto:

            In fondo, anche se siamo “quelli che pubblichiamo”, siamo quelli che rimangono, anche, “quelli che leggono”. E, quindi “non fare agli altri ciò che vorresti essere fatto a te” 🙂
            I proverbi hanno troppo ragione, alle volte 😛

  2. Ohibò mi è piaciuta proprio tanto questo capitolo e aspetto i prossimi con trepidazione! Secondo me non è poi così lungo come dice Justagameofroles, anzi alla fine mi sono trovata a voler saperne un po’ di più! 🙂 Scrivi scrivi!

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