Ciclo Miyazaki: Porco Rosso

porco rosso

Eccoci al secondo episodio del Ciclo Miyazaki. Come sempre, farò prima un riassunto della trama e poi vi esporrò i miei pareri personali.

Il film è ambientato durante il periodo fascista in Italia e racconta la storia di Marco, soprannominato Porco Rosso perchè tramutato da una misteriosa magia in maiale. Di professione aviatore, pilota con grande abilità un idrovolante (di colore, appunto, rosso) con il quale da la caccia a pirati e contrabbandieri per incassare le loro taglie.

In seguito ad uno scontro con l’americano Donald Curtis, il suo idrovolante viene gravemente danneggiato ed è costretto a portarlo fino a Milano, dove lavora il suo meccanico di fiducia, Piccolo.

Lì conosce sua nipote, Fio, che nonostante la giovane età (17 anni) è già un’abile progettista. In breve tempo il maiale torna a volare e può finalmente affrontare ad armi pari il suo avversario.

Un maiale che non vola è solo un maiale

E’ un film piacevole e, anche se non lo reputo uno dei migliori, ogni volta che lo riguardo mi offre la stessa dose di risate e divertimento.

Infatti i personaggi sono tutti molto simpatici, persino i cattivi.

Per fare un esempio, il capo della banda di pirati dell’aria Mamma Aiuto sembra burbero ed infame ma in realtà si rivela essere fiero e rispettoso delle regole… ed in particolar modo amante dell’etichetta! Inoltre sia lui che la sua banda non sono per niente malvagi come ci si aspetta da dei malviventi, ma al contrario sono dei bonaccioni. Già nelle prime scene, quando devono prendere degli ostaggi, caricano a bordo del loro (poco spazioso) velivolo tutte e 15 le ragazzine di una scuola elementare con la scusa che

Per chi venisse esclusa non sarebbe affatto piacevole

E’ una caratteristica costante dei film di Miyazaki la presenza di personaggi mai del tutto cattivi, o che comunque si rivelano non esserlo affatto. Per non parlare poi del fatto che sono sempre gli stessi, cosa che un abitudinario come me apprezza molto!

Infatti la squadra Mamma Aiuto è uguale ai pirati di Dola in Laputa Castello nel Cielo, mentre Fio è identica a Nausicaa dell’omonimo film. E poi ci sono molti altri personaggi ricorrenti: tra i pirati si può distinguere il vecchietto pelato dai baffoni e occhiali scuri che si rincontra nella Città Incantata come Kamaji, l’uomo delle caldaie, e poi anche in Laputa nell’equipaggio dei pirati; un altro pirata è molto simile al conte di Cagliostro del film con Lupin III; purtroppo manca la classica anziana donnona presente nella metà dei film, ma almeno se ne ritrovano tre nella ditta Piccolo che a me hanno fatto venire in mente gli anziani di Laputa in versione femminile…

Oltre ai personaggi, sono presenti anche alcuni dei temi costanti:

  • Primo tra tutti il volo, onnipresente nei film di Miyazaki
  • La forza dell’amore, in grado di sconfiggere ogni male, rappresentata sia da Gina che da Fio
  • Il femminismo, ribadito con personaggi carismatici e frasi come “Le donne sono in gamba. Lavorano bene e hanno forte perseveranza”
  • L’assenza di veri e propri cattivi (di cui ho già parlato)
  • L’avversione alla violenza, di cui parlo tra qualche riga

In questo film Miyazaki inserisce anche un sacco di riferimenti agli idrovolanti e a famosi piloti, dimostrando ancora una volta di essere molto appassionato all’argomento. Dopotutto lo Studio Ghibli prende il nome proprio da un motore di aeroplano, visibile a metà del film nell’officina Piccolo.

A proposito dell’ultimo punto, non nego che nel film siano presenti scazzottate ed altre forme di scontri. Tuttavia nessuno rimane mai gravemente ferito, così come nessuno muore; lo stesso Porco Rosso evita di sparare agli avversari quando rischia di ferirli. E poi è sempre lui a sgridare il commesso dell’armeria quando gli propone proiettili esplosivi

Ragazzo, noialtri non è mica che facciamo la guerra.

porco_rosso_wall_paper_05

Io questo lo trovo affascinante. Sembra quasi che i protagonisti del film non stiano veramente combattendo, ma solo gareggiando. Si tratta di una sfida nei limpidi cieli della Costa Dalmata, un ambiente estraneo alle guerre e alle condizioni di intolleranza cui versa l’Italia della Seconda Guerra Mondiale. Si nota subito il contrasto quando Porco si reca a Milano, dove i fascisti hanno instaurato il loro regime e gli viene data la caccia come disertore.

Tra le tante cose che amo dei film di Miyazaki, ci sono soprattutto le ambientazioni, i disegni e i colori. Le isole sono meravigliose e le città stupende.

Poi ci sono anche alcuni piccoli particolari da poco conto, che però io apprezzo: la scena in cui Porco Rosso cammina da solo nelle strade di Milano è realizzata in maniera identica a quella in cui Howl e Sophie passeggiano a braccetto tra i vicoli in La Città Incantata (vedi primo episodio).

E per finire la sensazione di nostalgia instillata dal film quando l’ex camerata di Porco, Arturo Ferrarin, dice

L’epoca degli aviatori di ventura è finita

in forte contrasto con quanto dimostrato dal film in quel momento. Ci si rende ancora una volta conto che l’ambientazione del film è ritagliata da uno scenario molto più ampio e cupo, similmente a Laputa: un paradiso verde in un mondo grigio. La cosa mette tristezza, soprattutto perchè si comincia a guardare al protagonista non più come ad un eroe quanto ad un nostalgico incapace di adeguarsi ai tempi.

Come ho già detto, ho un debole per la sensazione di famigliarità e routine (non tirate fuori Pascoli o mi arrabbio) ed è uno dei motivi per cui amo tanto lo Studio Ghibli.

Ora è il vostro turno.

Cosa ne pensate di Porco Rosso? Lo reputate uno dei migliori prodotti Ghibli o, al contrario, pensate sia uno dei progetti peggio riusciti?

Che sensazioni vi ha fatto provare l’ambientazione del film? E quali personaggi vi sono più simpatici?

Fatevi avanti e dite la vostra!

Annunci

4 pensieri su “Ciclo Miyazaki: Porco Rosso

  1. umanoalieno ha detto:

    Ho sempre apprezzato Miyazaki anche se, da eretico, non ne ho mai visto un lungometraggio (a parte Heidi… ma ho sempre perso l’ultimo episodio…)
    Lo reputo, sicuramente, uno che ha fatto la storia del Giappone, non solo nell’animazione. E, sinceramente, se ne sente la mancanza, di una presenza simile, ai giorni nostri…

    • Già, concordo.
      Mi mancheranno i suoi film.
      Certo, lo Studio Ghibli non ha chiuso e continuerà a sfornare prodotti di ottima qualità. Però senza di lui dubito che sarà la stessa cosa…
      Prima di dire altro, devo guardare il film prodotto dal figlio (di cui finora ho letto solo una recensione negativa).

      P.s.: non sapevo avesse diretto Heidi… non si finisce mai di imparare!!

      • umanoalieno ha detto:

        Gia! Nemmeno io, fino a quando non ho notato che, Heidi, aveva un tratto che conoscevo… poi, wikipedia, ha fatto il resto 🙂

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...