In Viaggio Verso Ovest (2)

Bussò alla finestra di Jigol per la terza volta e finalmente apparve il suo viso assonnato. Gli occhi color nocciola erano cerchiati e arrossati, mentre i capelli scuri, incredibilmente arruffati, avevano preso la piega del cuscino.

Trattenendo uno sbadiglio, gli chiese con un misto di preoccupazione ed irritazione -Elvin, che ci fai già sveglio a quest’ora? Non è neppure l’alba-

E poi, attirato dal bagliore di un oggetto al suo fianco, aggiunse -Come mai hai con te l’ascia di tuo nonno?-

Il ragazzo ignorò le sue domande e proruppe con un -Vestiti e fai i bagagli. Partiamo!-

-Pa…partiamo? Adesso? Perchè? Cosa ti salta in mente?-

-Ricordi quante volte abbiamo immaginato di diventare degli avventurieri? Tutte quelle fantasie sull’abbandonare questa noiosa vita di campagna e viaggiare verso terre lontane e misteriose? Bene, quel giorno è arrivato! Dunque prepara le tue cose e…-

Jigol lo interruppe, sempre più confuso -Ma che stai dicendo? Hai battuto la testa? Guarda, se questo è uno scherzo questa volta giuro che ti prendo a pugni.-

-Non è uno scherzo! Non sono mai stato più serio in vita mia.-

-E allora spiegami perchè dovremmo partire così, su due piedi, in piena notte e senza un minimo di preavviso.-

Elvin esitò per un istante, poi cominciò -Guarda, lo so che quello che sto per dirti ti sembrerà assurdo, ma ti chiedo di ascoltarmi attentamente. Ci conosciamo da quand’eravamo bambini e sai che non racconto bugie. Non a te, almeno. Ebbene, poco fa una ninfa mi è apparsa in sogno. No, non dire nulla, lasciami finire. Mi ha raccontato di un regno in pericolo, molto distante da qui, verso Ovest, e ha detto che solo io posso salvarlo. Inoltre anche lei ha bisogno del mio aiuto; qualcuno la tiene imprigionata e vuole farle del male. Devo partire, capisci?-

-Come fai a essere tanto sicuro di quello che dici? Non puoi averlo solamente sognato?-

-Assolutamente no!- esclamò indignato, guardando l’amico come se lo avesse offeso -Pensi che non sappia distinguere un sogno da una magia? Ero lucido mentre parlava, proprio come lo sono ora, e capivo benissimo quello che stava succedendo. Inoltre siamo cresciuti entrambi ascoltando favole e leggende di eroi corsi a salvare la propria bella dopo aver avuto una visione. Ora che capita a noi, dovremmo rinunciare in questo modo?-

-Appunto! Tu stesso l’hai detto! Favole e leggende. Nulla di vero, insomma.-

-Ti sbagli. Ogni leggenda è basata su una storia realmente accaduta. E comunque sono certo di non avere sognato. Fidati, lo so.-

Jigol sbuffò, esasperato -E se anche fosse, io cosa c’entro?-

Elvin lo osservò deluso -Pensavo ci fossi già arrivato, ormai. Non posso fare tutto questo da solo. Ho bisogno dell’aiuto di un vero amico. Ho bisogno del tuo aiuto.-

Rimasero in silenzio, a guardarsi negli occhi come durante le sfide che fanno i ragazzini per vedere chi per primo distoglie lo sguardo. A vincere fu Elvin.

-Mi spiace, ma stavolta non ci sto. Ti ho sempre seguito ovunque, anche quando i ragazzini più grandi di noi volevano picchiarti. Ne abbiamo prese talmente tante che per giorni non ho potuto alzarmi dal letto. Però era diverso: c’era sempre un motivo per fare le cose, sotto. Qui invece non c’è nulla. Ci siete solo tu e le tue stupide fantasie!-

L’amico fece un passo indietro, sorpreso e sgomento. Jigol rincarò la dose.

-Cavolo, Elvin! Siamo quasi adulti, ormai. Dovremmo mettere la testa a posto, come dice mia madre. E invece tu ti presenti a notte fonda proponendomi di mollare tutto e partire all’inseguimento di un sogno. Non esiste!-

Cadde un lungo silenzio, interrotto solo dal frinire dei grilli e di qualche cicala.

Poi Elvin, con un tono abbattuto e voce bassa, disse -Come vuoi. E’ giusto, chiunque la penserebbe come te. Solo, credevo fossimo amici per la pelle, disposti a tutto l’uno per l’altro, pronti a sostenerci a vicenda. E invece scopro che non è così, che tu non ti fidi di me abbastanza da seguirmi in questa impresa. Non importa. Dimenticami pure, allora. Non mi rivedrai mai più.-

Voltò le spalle e, prima di andarsene, disse un ultima parola, stringendo i pungi e cercando di non rivelare il proprio dolore al compagno -Addio!-

Poi scomparve nell’erba alta, invisibile nella notte.

 

 

Aveva già percorso qualche miglia lungo il sentiero sterrato quando udì il famigliare scalpiccio alle sue spalle.

Si voltò con un enorme sorriso stampato in volto e vide l’amico illuminato dalle prime luci dell’alba corrergli incontro.

Era esile e minuto, ma nonostante il peso del grosso zaino visibilmente troppo carico che portava sulle spalle avanzava velocemente.

-Lo sapevo che non mi avresti lasciato partire da solo!-

Si abbracciarono, entrambi felici, e Jigol replicò -Come potrei? Siamo o non siamo amici per la pelle? Però adesso lasciami o finirai con il soffocarmi!-

Risero e si diedero qualche pacca sulla spalla a vicenda, come era loro abitudine fare.

Poi Elvin si fece serio -Cosa ti ha fatto cambiare idea?-

-Non lo so. Forse la fame di avventura, oppure l’idea di non poterti rivedere mai più. Hai idea di quanto mi annoierei da queste parti senza le tue pericolose trovate?- rise di gusto, poi riprese -Comunque sia chiara una cosa: non sono convinto che la tua sia stata veramente una visione. Ma, d’altro canto, se lo fosse non potremmo perdere quest’occasione di entrare nella leggenda-

-Bravo! L’hai detta giusta. Diventeremo degli eroi, affrontando briganti e salvando gli indifesi. A proposito, hai avuto un’ottima idea a portare il tuo arco da caccia.-

-Sai com’è, con tutti i pericoli  che ci aspettano ho pensato fosse il caso di non partire disarmati. Ah, è a questo che ti serve l’accetta del nonno?-

Rise, mentre l’amico si difendeva imbarazzato -Beh, io non so cacciare e l’unica cosa che mi riesce è spaccare legna e zappare la terra. Però non mi sembrava il caso di portare con me un badile…-

-Meglio di niente. Avanti, meglio muoversi. Ho lasciato un bigliettino sopra il letto per salutare i miei genitori e dubito che la prenderanno bene. Dobbiamo mettere tra noi e loro almeno una decina di miglia entro mezzogiorno se vogliamo evitare che mi riportino a casa a calci!-

-Buona idea. Mettiamoci in marcia.-

Così i due amici caricarono gli zaini in spalla e cominciarono il loro viaggio verso Ovest.

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