In Viaggio Verso Ovest (4)

-Uff… primo! Ah… ahah! Ce l’ho fatta. Ho vinto io!- borbottò Jigol ansimando e piegato in avanti nel tentativo di riprendere fiato.

Le proteste dell’amico lo precedevano -Non vale! Mi hai spinto contro i passanti. Per poco non ho travolto una bambina… anf…-

-Solo scuse da femminucce… le tue…-

Elvin si sedette accanto all’amico e lo tirò giù con se

-La prossima volta che imbrogli ti spiaccico contro un muro- disse con un finto tono di minaccia. Il pugno che gli tirò sulla spalla, in compenso ,era vero.

-Ahia! Ho capito, ho capito. Tanto ti batto comunque…-

I due rimasero seduti qualche altro istante prima di rialzarsi faticosamente in piedi.

Nessuno dei due fece caso alle occhiate contrariate dei passanti, i quali li avevano visti correre rumorosamente attraverso gli stretti vicoli che intersecavano le vie principali, avvolte a spirale attorno alla città, rischiando più volte di urtare gli ignari cittadini.

La loro attenzione, ora, era interamente rivolta

-Benvenuto a Piazza Bassa- annunciò solennemente Jigol.

L’ampio spazio era interamente occupato da bancarelle di ogni grandezza ricoperte di dolci, attrezzi, fiori, libri, armi, carni, decorazioni ed abiti. Enormi tendoni colorati proteggevano la folla dal sole accecante ed una pesante umidità carica di profumi ed odori conferiva all’ambiente un clima del tutto diverso da quello della città, la quale dava l’impressione di essere un’enorme arena disposta tutt’intorno al mercato. Le grida dei mercanti provenivano da ogni direzione ed il brusio della folla rendeva impossibile distinguere cosa dicessero; tuttavia non era difficile indovinarlo, dal momento che ognuno di loro sventolava la propria merce verso chiunque osasse avvicinarsi al bancone.

Elvin, che non aveva mai partecipato ad una manifestazione più grande di una fiera di paese, si ritrovò travolto da tutto questo caos come da un torrente in piena. Ogni suo senso era saturo di stimoli e la sua mente minacciava un sovraccarico di emozioni.

Prima che questo potesse accadere, lo soccorse l’amico.

-E’ incredibile, vero? Tutte queste persone riunite in un unico posto, questi suoni, questi odori… puoi passare da un pescivendolo ad un intagliatore di flauti semplicemente spostandoti di qualche passo. Probabilmente c’è gente che vive qui in mezzo e che ha fatto del mercato di Biancarbone la propria casa-

-Ma come fai a trovare quello che cerchi in mezzo a tutta questa confusione?-

-Eh, proprio qui sta il problema. Devi passare i banchi uno ad uno fino a quando non trovi ciò per cui sei venuto. La maggior parte però si lascia ammaliare dai mercanti e compra tutt’altro. Ad esempio mia zia una volta è stata qui con l’intenzione di portarsi a casa una padella, ma è tornata a casa con un soprammobile di legno, un vaso di terracotta, uno scialle di seta ed un set di posate. Immagina la faccia dello zio quando l’ha vista arrivare a casa con la borsa piena di cianfrusaglie ed il portamonete vuoto!-

-Ma finirò con il perdermi! Cosa facciamo se ci separiamo?-

-E’ facile. Basta scegliere un posto ed un orario in cui ritrovarsi.-

-Ad esempio?-

-Uhm… fammi pensare… là, sotto quella grande fontana- disse indicando una struttura in lontananza -Pensi di riuscire a ritrovarla più tardi?-

-Credo di sì…-

-Bene, allora ci raduniamo lì entro l’ora di cena. Diamoci da fare!-

 

Elvin trascorse tutto il pomeriggio districandosi nel labirinto di empori e negozietti con la costante sensazione di essersi inevitabilmente perso al suo interno, come quando da bambino si inoltrava nei campi di granoturco; l’unica differenza era che a sostituire le alte piante di mais vi erano le aste dei tendoni.

Trovare l’acciarino fu facile, dal momento che la maggior parte degli empori misti lo vendevano; ben più difficile fu procurarsi la mappa. Spettava a lui comprarla e la maggior parte di quelle che gli venivano proposte erano o troppo costose o troppo imprecise.

Finalmente, quando ormai stava perdendo la speranza, riuscì ad acquistarne una ad un prezzo modesto che faceva esattamente al caso suo. Rappresentava tutte le provincie di Versindol e molti dei regni vicini, compresa Lundrandria e le Lande dei Banditi. Prima di esse una sottile linea scura rappresentava le famose Alte Mura.

Stanco di tutta quella baraonda, decise di raggiungere il punto di incontro anche se mancava ancora molto all’ora prestabilita; ma mente attraversava nuovamente il mercato in direzione della fontana, un lampo improvviso seguito da un prolungato “Ooooh” di stupore e qualche gridolino entusiasmato attirò la sua attenzione.

A pochi metri da lui era riunito in un ampio cerchio un gruppo di persone di ogni età intente ad osservare, in base a quello che era scritto su di un cartello di legno, i “Meravigliosi e Sorprendenti Segreti del Circolo degli Alchimisti”.

Incuriosito, Elvin si avvicinò facendosi educatamente largo tra la folla. Al centro del cerchio, a distanza di almeno tre metri, c’era un uomo dalla folta barba nera e con addosso una lunga vestaglia purpurea ed un buffo cappello simile ad una corona dello stesso colore. Attorno a lui era bene evidente una nebbiolina grigiastra e nell’aria si avvertiva un odore intenso e pungente.

Con voce cantilenante, cominciò a parlare -Non temete, gentili signori. Nulla di tutto questo è pericoloso, ve lo posso assicurare. Ora vi mostrerò più lentamente come ho fatto a scatenare il potere del fulmine; ma mi occorre un volontario. Chi si offre?-

Il pubblico, visibilmente intimorito, rimase immobile, come congelato. Nessuno osava fiatare per timore che un gesto involontario venisse scambiato per l’intenzione di farsi avanti.

Elvin, non avendo visto altro che una luce con la coda dell’occhio, approfittò dell’occasione e alzò la mano.

L’uomo accolse con gioia il volontario, venendogli incontro a braccia aperte. Più si avvicinava, più la folla si allontanava chiudendo il cerchio dietro attorno al giovane avventuriero che cominciò a sentirsi a disagio.

-Che ragazzo audace. Dimmi, qual è il tuo nome?-

-Mi chiamo Elvin, signore-

-Oh, non chiamarmi signore. Non sono così vecchio come sembro! Chiamami Kelos. Allora, Elvin, avevi mai visto fare qualcosa di simile prima d’ora?-

Non sapendo di cosa stesse parlando, mormorò un -Non credo- che fece scoppiare a ridere il suo interlocutore -Non credi? Mi piaci, Elvin. Sei un ragazzo simpatico. Ora sali sul palco assieme a me-

Fece come gli era stato detto e si ritrovò al centro della folla, con gli occhi di tutti gli spettatori puntati addosso. Si sentiva decisamente molto a disagio e stava diventando rosso come un peperone maturo.

-Ora prendi, con molta delicatezza, questa boccetta. Ti ripeto che non c’è nessun pericolo, purché tu segua con attenzione le mie istruzioni.-

Kelos gli porse una piccola ampolla scura e accuratamente sigillata. Non sapendo cosa contenesse, la accolse con la stessa cura con cui avrebbe afferrato un uovo. Qualcuno, nel pubblico, mormorò -Quindi è dentro quella bottiglia? Ma com’è possibile?- e questo rese la presa di Elvin ancora più cauta.

-Bravo. Ora osservala attentamente: cosa vedi?-

-Vedo… uhm… della sabbia. E’ nera, mi sembra. Anzi no, alcuni granelli sono più chiari. Ci sono almeno tre tipi diversi di sabbia, ne sono sicuro.-

-Hai un’ottima vista, Elvin. Dimmi, per caso vedi anche dell’altro?-

Aguzzò la vista e dopo qualche istante rispose -Non credo. C’è solo sabbia-

Aspettandosi questa risposta, l’uomo ripeté -C’è solo sabbia! Esatto! Nient’altro che sabbia. Ebbene, signore e signori, in questa semplice rena io, Kelos l’Alchimista, ho incatenato la forza dei tuoni!-

Ancora un verso di stupore, durante il quale Elvin ebbe la tentazione di mollare tutto e andarsene. Non aveva intenzione di lasciarsi colpire da un fulmine. Stava crescendo in lui il sospetto che stesse per essere disintegrato e ridotto ad una nuvoletta di fumo.

Kelos si accorse della sua paura, e lo rincuorò -Non preoccuparti, non ti succederà nulla. Te lo prometto.-

Le sue parole non bastarono a tranquillizzarlo, ma lo calmarono un pochino.

-Ed ora, gentile pubblico, un passo indietro. Il giovane Elvin sta per provocare un fulmine a ciel sereno.-

La folla indietreggiò di ben oltre un solo passo e alcune mamme tennero stretti i loro figli.

L’uomo si voltò verso il ragazzo e disse -E’ il momento. Lancia la boccetta sotto il palco!-

Con il cuore che gli batteva forte, Elvin raccolse tutto il suo coraggio e gettò il flacone ai suoi piedi. Fu un attimo: nell’istante in cui si infranse al suolo, ne scaturì un immenso e abbagliante lampo di luce che accecò Elvin. Spaventato, cercò di allontanarsi ma cadde e finì lungo disteso ai piedi dell’alchimista.

Questa volta il pubblico era in delirio. Alcuni urlavano -Magia! Stregoneria!- e altri semplicemente applaudivano o correvano via presi dal panico.

Kelos aiutò il giovane ad alzarsi prendendolo per un braccio e issandolo in piedi -Tutto bene, ragazzo?-

Elvin vedeva davanti a sè una grossa macchia scura e, terrorizzato, gridò -NON CI VEDO! SONO DIVENTATO CIECO!-

Ma Kelos lo rassicurò -Non sei cieco. Sei solo un pò stordito. Hai presente quando osservi il sole troppo a lungo e diventa tutto buio? E’ la stessa cosa. Prova a guardarmi meglio.-

Nonostante la paura, si sforzò di fare come gli aveva chiesto e si rese conto che, effettivamente riusciva a vedere i contorni del suo viso. Inoltre la macchia si stava rimpicciolendo e in breve sparì.

-Vedi? Stai benissimo-

-E’ vero… ma cos’era quel lampo?-

-Ma come? Non mi hai ascoltato? E’ il potere del fulmine!-

Vedendo la perplessità negli occhi del ragazzo, si avvicinò al suo orecchio e aggiunse, sottovoce -In realtà è solo un trucco di prestigio, ma ti prego di non dirlo in giro, d’accordo?-

Elvin annuì con decisione e Kelos gli sorrise con aria complice -Bravo ragazzo.- poi, con voce molto più forte -Tieni. Per premiare il tuo coraggio ecco qualche boccetta omaggio contenente la temibile potenza del tuono. E ora, gentili signori, chi vuole acquistarne qualcuna?-

Subito la folla si fece avanti, mettendo mano al portamonete e cercando di accaparrarsi un fulmine in bottiglia.

Quanto ad Elvin, se ne andò soddisfatto con la sua vincita.

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