Blade Runner

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Eccoci in cima alla mia classifica cinematografica.
Come ho detto in passato, non sono in grado di scegliere un film preferito e quindi ho una Top Five; ovviamente Blade Runner è uno di questi cinque titoli.

Se dovessi descriverlo in una sola parola userei questa: capolavoro.
Pietra miliare del genere fantascientifico (molto amato da noi nerd), è indubbiamente una di quelle pellicole che tutti, cinefili e non, dovrebbero aver visto almeno una volta nella propria vita.
Se Alien non ha reso Ridley Scott uno di quei registi che hanno fatto la storia del cinema, sicuramente questo lo ha fatto.

La trama è complessa e avvincente, capace di offrire molti spunti di riflessione; la scenografia offre un’ambientazione sensazionale e ricca di particolari; i personaggi sono ammalianti e carismatici, interpretati in maniera eccellente. Mi sorprende che un’opera del genere non abbia ottenuto neppure un premio Oscar. Che dire, forse era fin troppo avveniristica per l’epoca, come lasciano suggerire gli incassi.

TRAMA

Il film è la trasposizione del libro di Philip K. Dick, Il Cacciatore di Androidi, che purtroppo non ho ancora letto (la mia lista è molto lunga). Siamo in un futuro non troppo lontano, in una caotica Los Angeles sommersa dai grattacieli. Il protagonista, Rick Deckard, come suggerisce il titolo del romanzo è un poliziotto esperto nel riconoscimento dei replicanti, una sorta di esseri umani artificiali prodotti in laboratorio e dotati di forza e intelligenza superiore a quella degli uomini. Queste creature vengono utilizzate nelle Colonie Extramondo come schiavi, ma un gruppetto composto da tre maschi e tre femmine è riuscito a fuggire e raggiungere la Terra. Il loro obbiettivo è trovare un modo per ritardare la data di morte, prefissata al momento della creazione a pochi anni di distanza, mentre quello di Rick è trovarli tutti e ucciderli.
rachelFin da subito abbiamo modo di osservare il modo in cui i Blade Runner lavorano: Rick si reca alla Tyrell Corporation, l’azienda produttrice di replicanti, e sottopone, sotto consiglio dello stesso presidente, una segretaria di nome Rachel ad un test composto da domande riguardanti comportamenti morali e il mondo animale. Si scopre così che anche lei è un replicante e più avanti (ALLARME SPOILER) lei cercherà di dimostrare il contrario andando a casa dell’agente e mostrandogli le foto della sua infanzia; ma lui le svelerà che non sono sue e che neppure i ricordi le appartengono, in quanto le sono stati innestati. Questo la farà fuggire in lacrime.

Nel frattempo Rick continua la sua indagine, che presto si trasforma in una caccia all’uomo in cui non sempre il suo ruolo è quello del cacciatore. Le eccitanti scene d’azione si alternano con quelle più calme e riflessive di analisi psicologica, lasciando spazio anche alla crescente infatuazione dell’agente per la segretaria-replicante. Attraversiamo quindi un pò tutti i generi cinematografici, tastando il giallo, percependo il thriller e persino sfiorando l’erotico (voglio evidenziare che l’anno d’uscita nelle sale del film è il 1982).

Si arriva persino ad affrontare temi di etica e morale quando il replicante Roy Batty, leader del gruppo di fuggitivi, discute con un ingegnere biologico, J.F.Sebastian, della propria condizione di vita; questo stesso discorso viene ripreso poco più avanti, quando il replicante (ALLARME SPOILER da qui in poi) incontra il suo “creatore”, il presidente della T.C., e scopre di essere condannato a morire in quanto la sua “data di scadenza” è inevitabile.

Si giunge poi alla famosissima scena dello scontro finale tra Rick e Roy. Il primo è evidentemente in svantaggio e in breve la lotta si trasforma in un gioco mortale, come quello tra gatto e topo; il replicante insegue l’agente fino ai tetti della città e qui, proprio quando quest’ultimo sta per cadere dal cornicione, viene salvato dal suo avversario.

La scena è incredibilmente intensa. Una pioggia incessante batte sui due personaggi, uno atterrito e confuso l’altro seduto a gambe incrociate e a petto nudo, incurante delle intemperie. E dopo un breve silenzio comincia uno dei monologhi più emozionanti della storia del cinema.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.

royDette queste parole il replicante spira e una colomba che fino ad un attimo prima stringeva in mano si libera e vola in alto nel cielo verso l’azzurro che emerge dalle nuvole, mentre Rick osserva la scena in silenzio.

Poco dopo questi torna a casa per portare in salvo Rachel e, prima dei titoli di coda, un origami sul pavimento rappresentante un unicorno, lasciato da un collega di Rick, insinua che anche lui sia un replicante in quanto a metà del film ha sognato proprio quella creatura.

Potete bene immaginare l’effetto sconvolgente che ha avuto questo ultimo colpo di scena sulla mia povera mente.

AMBIENTAZIONE E SONORO

Il motivo principale per cui Blade Runner è un punto di riferimento nel suo genere è la splendida ambientazione avveniristica.

La prima inquadratura del film ci offre uno spettacolo mozzafiato: una panoramica notturna della città del futuro. Un numero infinito di grattacieli illuminala notte di tante piccole luci, aguzzi torri appuntite sparano fiamme ad intervalli regolari e due enormi fari definiscono il contorno del palazzo della Tyrell Corporation.

Poco dopo scendiamo tra le strade, nel caos di una popolazione multietnica e nello squallore di una città sovraffollata. Percepiamo parole di una lingua sconosciuta (la Cityspeak, un miscuglio di giapponese, spagnolo, tedesco e qualche altra) e da un enorme tabellone pubblicitario una donna in abiti tradizionali orientali pubblicizza la Coca Cola.

Più avanti abbiamo modo di percepire ancora il degrado della città, quando dei vandali assaltano l’auto di Rick o quando esploriamo i malandati quartieri. Udiamo ripetutamente in più scene del film una voce che offre “Nuove opportunità nelle Colonie Extramondo” provenire dai dirigibili.

Tutto questo si pone in contrasto con il lusso del palazzo dell’azienda produttrice di replicanti, dalla quale osserviamo uno straordinario tramonto attraverso le ampie vetrate di un edificio in stile egiziano modernizzato.

Inoltre i costumi dei personaggi sono anch’essi un affascinante sguardo nel futuro. Quelli di Rachel, ad esempio, assomigliano a quelli in voga una cinquantina d’anni fa in america (o almeno a me hanno dato questa impressione) con giacche dalle spalle larghe e capigliature vistose ed esuberanti.

E non dimentichiamoci della tecnologia: automobili volanti, animali creati in laboratorio, occhi artificiali… l’insieme è al tempo stesso utopico e distopico.

A fare da sfondo a tutto questo, un sapiente uso della colonna sonora che varia in base ai dialoghi e alle scene in maniera quasi impercettibile, se non ci fate caso, ma dall’effetto importantissimo di coinvolgere ulteriormente gli spettatori.

Nelle parti più intense le note si fanno solenni, mentre tornano ad essere un tenue sottofondo nei momenti di silenzio, per riempire in maniera discreta il vuoto.
Rilevante inoltre il ruolo della musica durante il flirt con Rachel.

 INTERPRETAZIONI

Ad essere sincero Harrison Ford non mi è sembrato totalmente preso dalla parte di Rick e il risultato è un personaggio un pò troppo distaccato rispetto a quanto dovrebbe esserlo un cacciatore di androidi. Ho in effetti scoperto di recente che questo genere non è tra i suoi preferiti, ma questo non è certo una scusante.

Ammaliante invece l’interpretazione di Sean Young, ovvero Rachel, voluttuosa e sensuale dall’inizio alla fine del film. Non la trovo un’attrice particolarmente attraente, nè mi intriga il suo personaggio (non apprezzo il look, diciamo) però la recitazione è veramente buona.

Il migliore è senza dubbio Rutger Hauer nei panni di Roy, il carismatico replicante. Appare per la prima parte del film freddo e misterioso, per poi offrire un atteggiamento più deviato sino a diventare il pazzo assassino verso la fine del film e sorprendere all’improvviso gli spettatori con un ritorno alla freddezza; quest’ultima è però diversa da quella iniziale perchè non nasconde più le emozioni, ma le lascia intravedere attraverso i suoi occhi pieni di rammarico e rassegnazione mentre espone ciò che hanno visto durante la sua brevissima vita.

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Senza dubbio la sua interpretazione meritava un Oscar, così come la scenografia e, magari, la sceneggiatura.

CONCLUSIONE

Un film ricchissimo di sfaccettature, troppe per tenerle a mente tutte.

La cosa che tutti dovrebbero ricordare su Blade Runner è che deve essere riguardato più volte per essere compreso almeno superficialmente, perchè la prima offre solo un sottile spiraglio del suo reale contenuto.
Con il famoso “senno di poi” la seconda volta ottenete una visione completamente diversa; durante la terza cogliete riferimenti e allusioni che non avevate percepito; alla quarta vi si rivelano nuovi particolari; alla quinta scoprite che le vostre idee iniziali erano completamente errate e vi preparate a rivederlo una sesta volta.
Io stesso, che l’ho visto almeno dieci volte, non ho ancora capito appieno il suo significato.

Essendo un film molto complicato e dalle diverse interpretazioni, ho fatto non poca fatica a scrivere questo articolo e spero che il risultato sia buono.
Tengo molto a questa pellicola in quanto è stata la mia prima dose di cinefilia e mi piacerebbe essere riuscito a convincere chi ancora non l’ha guardato (e fidatevi, esistono queste persone) a farlo al più presto.

Ora è il vostro turno:

Quali sono i vostri film preferiti?

Cosa ne pensate di Blade Runner?

Per chi avete fatto il tifo durante il film? Rick o Roy?

Fatevi avanti e dite la vostra!

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12 thoughts on “Blade Runner

  1. Sai che la similitudine “come lacrime nella pioggia” non era presente nella sceneggiatura? Fu una geniale improvvisazione di Rutger Hauer.
    A proposito, ti consiglio altri 2 film stellari con questo grande caratterista: I falchi della notte e Sin City.

    • Il risultato è stato a dir poco epico.

      Sin City lo guarderò più che volentieri il prima possibile; è da molto che voglio vederlo.
      I Falchi della Notte invece mi ispira un pò meno, quindi mi prenderò il mio tempo..
      Grazie mille per i consigli!

  2. Concordo, il migliore anche se visto troppo poco è Rutger Hauer, complimenti per il filmone dei filmoni scelto, ne ho parlato anche io da me, ma in fondo era d’obbligo

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