In Viaggio Verso Ovest (5)

Finalmente, esausto e accaldato, raggiunse la fontana e non si fece troppi problemi ad immergere la testa nell’acqua per rinfrescarsi. Poi si sedette sul bordo, posò lo zaino e restò in attesa del suo compagno, ammirando la città con gli stessi occhi pieni di stupore di quella mattina.

Dovette aspettare per quasi un’ora prima di scorgere l’esile sagoma dell’amico sbucare tra la folla. Aveva l’aria stremata, ma soddisfatta. Notò subito che dal suo fianco pendeva un lungo coltello inserito in un fodero di cuoio legato alla cinta.

-Allora, hai trovato quello che cercavi?- gli chiese Elvin

-Certo. Guarda qua- ed infilò la mano nello zaino, rovistando per qualche secondo prima di estrarre un mantello verde scuro, cerato e munito di cappuccio -Una splendida cappa da pioggia. Ideale per i lunghi viaggi. E osserva questo coltello da caccia: ottima fattura, proviene direttamente dalle Provincie del Nord. Una lama così non perde il filo nemmeno in dieci anni- la porse all’amico, che ne ammirò il profilo e rimase ipnotizzato dalla lucentezza. L’elsa era stata lavorata usando come base un corno o un osso e un nastro di pelle la avvolgeva per facilitarne la presa.

-Ho fatto anche scorta di provviste. E tu? Fatto qualche buon affare?-

-Certo. Ho preso l’acciarino che mi serviva e ho trovato una mappa niente male a sole 38 Ruote. Fidati, le vale tutte.-

-Se lo dici tu, mi fido.-

-Piuttosto, mi spieghi da dove viene tutto quel fumo? E’ un pezzo che me lo domando-

Jigol voltò la testa turbato nella direzione indicatagli dall’amico. Poi sorrise -Ah, quello? Ma non è fumo; è vapore!-

-Vapore?-

-Si. Non te l’ho detto? La città deve il proprio nome alla speciale qualità di carbone bianco contenuta nelle miniere sotto la città. I minatori lo estraggono, lo portano in superficie e lo purificano attraverso il vapore. Non so dirti come funziona il processo, però so che dopo questo passaggio il carbone viene venduto direttamente in un’apposita sezione del mercato. In effetti all’inizio veniva commerciato solo quello, ma con il tempo il mercato si è espanto e… beh, lo vedi da te il risultato.-

-Wow, sai un sacco di cose-

-Ma và! Lo sanno tutti da queste parti. Semplicemente sono stato qui altre volte e ho chiesto in giro.-

-Va bene. Comunque cosa ne dici di cercare una locanda a buon mercato e di riempirci la pancia? Ho lo stomaco che brontola- e a provarlo emise un lungo e lamentoso mugolio di sofferenza

-Ci sto! Ne conosco una a pochi passi: La Triste Vedova.-

-Brrr! Che nome lugubre…-

-Non preoccuparti, a dispetto del nome il posto è allegro. O almeno lo era, l’ultima volta che ci sono stato con mio zio due anni fa. E non temere per la vedova, si è già sposata altre tre volte!-

-Ah. E i mariti sono tutti…-

-… morti?- completò la frase Jigol -No, no, ma figurati. Se ne sono andati, tutto qua. Probabilmente erano stanchi di sopportare lei e le sue chiacchiere! Ahah!-

Rassicurato dalle sue parole, Elvin fu ben felice di dirigersi verso un pasto caldo. Nella foga degli acquisti non aveva pensato a mangiare e ora ne stava pagando le conseguenze.

 

Si affrettarono a raggiungere il locale, che stava appena al di sopra di Piazza Bassa a fare da angolo tra una delle strade principali e la schiera di edifici che si affacciavano sulla strada.

Era una struttura molto alta, più di quelle vicine, e pendeva leggermente in avanti, cosa che le conferiva un aspetto minaccioso; le pareti erano, come gli altri edifici, in solida pietra ma di una tonalità molto più scura e lo stesso discorso era valido per il legno del tetto, il quale offriva un’ampia tettoia. Al di sopra dell’ingresso sporgeva un’asse di legno sulla quale era appesa l’insegna con il nome della locanda incisa con lettere nere e allungate.

Nonostante tutto questo, dalla porta aperta si udivano risa e chiacchiericci tipici dei bar frequentati da assidui bevitori.

Non appena misero piede dentro Elvin giunse alla conclusione che, in effetti, era molto più simile ad una taverna che ad un locale.

Le pareti erano rivestite in legno quercia e un ampio bancone davanti al quale erano disposti numerosi sgabelli occupava la parete a sinistra. Al centro erano disposti un gran numero di tavoli affollati da compagnie in festa. In fondo si scorgeva un caminetto spento e la parete era decorata con arazzi e teste di animali, mentre la parete di sinistra offriva dipinti raffiguranti battaglie e nobili cavalieri. Nell’angolo a sinistra una porta conduceva alla cucina mentre quello di destra era occupato da una scala che portava al piano superiore. Il tutto era illuminato da numerose lampade e candele e, in piccola parte, dalle finestre poste ai lati della porta d’ingresso.

Nessuno si accorse della loro presenza.

Si diressero al bancone e occuparono gli unici posti liberi che riuscirono a trovare, proprio in prossimità della cucina. Avvertirono un delizioso profumo e il brontolio dei loro stomaci si fece più intenso.

Dovettero aspettare qualche minuto prima di riuscire ad avvicinare la donna dietro al bancone perché sembrava che tutti volessero parlare con lei, e non solo per ordinare del cibo o della birra. Elvin intuì subito che doveva essere la famosa vedova.

Aveva i capelli neri come le more maure, rigati qua e là da qualche filo argenteo, gli occhi di un blu intenso e le labbra sottili. Alta e magra, indossava una veste gialla e rossa che lasciava emergere una parte del suo seno prosperoso attirando le occhiate libidinose di molti clienti.

Lo stesso Elvin non riuscì a negarsi una sbirciatina e Jigol, che se ne accorse, ridacchiò divertito.

-Ciao ragazzi. Scusatemi, ma oggi c’è veramente troppa gente. Cosa vi porto?-

-Per me il piatto del giorno, con un bel boccale di birra chiara.-

-Il piatto del giorno è zuppa di funghi e verdure. Ti và bene?-

-Certo!-

-E tu biondo? Cosa desideri?-

Il tono suadente con cui si rivolse ad Elvin lo fece arrossire. Imbarazzato, distolse lo sguardo dal bel viso della vedova e borbottò un -…anche per me…-

-Oh, ma sei timido? Ma dai! Così grande e grosso ti lasci intimorire da una povera locandiera?-

-No, ma figuriamoci, è solo che… ehm…-

-Dai, sto scherzando! Vi porto subito le birre.-

Detto questo se ne andò e, non appena fu abbastanza lontana, Jigol scoppiò a ridere.

-Ahahah! Sembri un pomodoro in piena estate! E anche bello maturo!-

-Non è vero! Sono solo accaldato…-

-Lo so io perchè sei accaldato. Guardati, stai ancora fissando il suo sedere!-

In effetti, senza accorgersene, Elvin si era messo ad osservare la vedova spinare le loro bibite e il fatto che ancora una volta il suo amico se ne fosse accorto lo fece infuriare

-Ma pensa per te!- e gli tirò una pacca sulla spalla con l’intenzione di farlo smettere di ridere ma misurò male la propria forza e lo fece cadere dallo sgabello.

Invece di finire sul pavimento, cascò addosso ad un piccolo uomo dalla folta barba che stava passando in quel momento reggendo alcuni enormi boccali di birra.

Il disastro fu inevitabile.

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...