Filosofia Spicciola il Martedì Sera

Ci sono quei momenti nella vita in cui un uomo si chiede: esiste una forza superiore che governa il mondo e, con esso, l’intero universo?

Questo è successo anche a me che, sopravvissuto ad un’altra giornata universitaria divisa in lezioni e studio individuale, sono andato alla ricerca di un autobus con la sicurezza di avere a disposizione un sufficiente lasso di tempo per cogliere quello delle 17:59.

Così, armato di piumino e di un po’ di sana musica (per la cronaca, ACDC), ho caricato sulle spalle il mio zaino da mezza tonnellata e mi sono tuffato tra le gelide tenebre dell’autunno.

Cammina, cammina, il prode Pak è giunto ad un bivio: il parco dei drogati o la circumnavigazione dell’isolato?
Normalmente avrei scelto il parco dei drogati, ma poichè a quest’ora dovrebbe essere chiuso e mi è capitato più volte di ritrovarmi il cancello dalla parte opposta sbarrato, ho optato per la camminata.
-Tanto ho ancora tutto il tempo del mondo- mi sono detto -E per giunta a quest’ora il bus è sempre in ritardo.-

busstop

foto casuale che rispecchia la fermata

Avrete capito ormai dove voglio andare a parare, vero?
Buon per voi, ma lasciate che i più piccini si gustino comunque la mia avventura.

Con passo svelto e schiena dritta (cosa che mi è costata uno sforzo colossale) sono giunto al semaforo, ultimo ostacolo prima degli ultimi cinquanta metri che mi separano dalla fermata.
Premo il pulsante e aspetto a ritmo di Thunderstruck, canticchiando a bassa voce come se non sapessi di essere perfettamente stonato.

E cosa vedono le mie fosche pupille in lontananza, se non l’autobus numero 41? (proprio quello che sto aspettando io, ovvero l’unico che può portarmi a casa)

-Ah, è imbottigliato nel traffico- mormoro con la calma di un’aragosta che finge di non vedere la pentola fumante -Non ho nulla da temere.-

Ma il verde non scatta e, come volevasi dimostrare, il magico veicolo sfreccia senza problemi davanti alla mia faccia pietrificata dal terrore di dover aspettare altri 20 minuti con la pancia vuota e la vescica piena (di quest’ultimo particolare potevo fare a meno, lo so…)

Lo guardo allontanarsi e bloccarsi ancora nel traffico, a metà strada tra me e la fermata.

Finalmente scatta il verde.

La gara comincia, signore e signori: come un maratoneta di settant’anni, inizio il mio disperato inseguimento a lato della strada, tra fango e foglie in decomposizione, oscillando pericolosamente a causa del peso che grava in maniera spietata sulle mie spalle.

Conoscete il paradosso di Achille e la tartaruga? (se la risposta è no, cercate su Wiki)
Allo stesso modo, mentre io mi avvicino al bus al massimo della mia velocità, questo avanza del traffico fino a raggiungere la fermata.
Inutile il mio tentativo di accelerare, perchè fa lo stesso anche l’insensibile mezzo e mi abbandona alla tristezza della notte approfittando di un improvviso buco nel traffico.

-Non tutto è perduto- mi dico con finta convinzione -C’è un’altra fermata a breve distanza e forse posso raggiungerla prima di lui e salire!-

Così prosegue la gara e tento invano di raggiungere il bus.

Ahimè, il mondo è crudele e al mio arrivo l’autobus è di nuovo lontano, proprio come la stramaledetta tartaruga…
E mi abbandono alla disperazione.

Il mondo è un orribile posto, cari amici, governato da una sola e crudele legge: quella della sfiga.

Un autobus può essere in ritardo tutti i giorni ad ogni ora, ma quell’unica volta in cui ti affidi a questo dato di fatto per coglierlo in tempo arriverà puntuale come la morte e, incredibile a dirsi, forse pure con uno o due minuti di anticipo (cosa che per me è addirittura illegale, ma tralasciamo).

Ho sbagliato io? Avrei dovuto tentare la sorte (e il portafogli, il cellulare, le chiavi, le scarpe, la vita…) correndo all’interno del pericoloso e oscuro parco dei drogati? Oppure anche in quel caso la sfortuna avrebbe fatto sì che io non potessi salire sul mezzo?

Ma cos’è la sfortuna? E’ una divinità che siede sopra di noi e ci lancia le sue maledizioni per puro divertimento? O è forse una mera costante che si applica regolarmente alla vita?

E cade egualmente su tutti noi come la pioggia? O invece preferisce qualcuno in particolare ad altri?

Ero immerso in simili lugubri riflessioni, appoggiato al palo con la voglia di vivere di un coniglio appena castrato, quando improvvisamente (COLPO DI SCENA) è apparso da molto lontano un altro autobus!

Certo di essere in preda alle allucinazioni, mi sono preparato a chiamare il pronto soccorso (che tra l’altro è al di là del temibile parco) ma dentro di me ho sentito rinascere la speranza.
E come una tiepida luce si è intensificata mano a mano che il veicolo si avvicinava perchè il numero sopra il parabrezza andava delineandosi sempre più definitivamente in un meraviglioso 41.

Non posso descrivere la gioia che ho provato nel constatare che il mondo non è solo sfiga e oscurità, ma è anche una piacevole sorpresa luminosa che appare nel momento del bisogno (con il senno di poi, potrei anche essere salito sul Nottetempo).

Forse esiste davvero un essere superiore che governa il mondo e si cura dei nostri bisogni e necessità, punendo o ricompensando le nostre azioni; o, ancora più probabile, esiste una forza regolatrice che mantiene un equilibrio tra sfortuna e fortuna, tra tenebre e luce, tra morte e vita.

Tutto questo ho pensato mentre salivo sul fantastico autobus con un sorriso stampato in faccia grande quanto quello dello Stregatto.

Nel notare che il mezzo era quasi vuoto, con tanti bei posticini spaziosi in cui sedersi e con addirittura l’imbarazzo della scelta, la mia convinzione si è fatta più salda: al mondo esiste giustizia, non c’è dubbio.

E posso dunque affermare con estrema certezza che la vita è proprio simile a questa mia esperienza: la trascorri inseguendo un autobus che non puoi raggiungere, ma alla fine ce n’è sempre un altro pronto a portarti dove desideri anche se ormai hai perso la speranza.

Grazie, autobus 41 o, più precisamente, 1231.
Non mi scorderò mai di te e di questo tuo insegnamento!

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5 pensieri su “Filosofia Spicciola il Martedì Sera

  1. The Butcher ha detto:

    Oddio al paradosso della tartaruga e Achille sono rotolato per terra XD
    Comunque sia io non so ancora bene come definire la vita, ma ho sempre creduto che l’uomo non ha il libero arbitrio assoluto.

    P.S. Se il pullman fosse stato il 42 sarebbe stato epico!

    • Se fosse stato il 42 avrei accettato il mio destino con la pace nell’animo, stile zen.

      Riguardo il libero arbitrio sono fermamente convinto della sua totale assenza. Reputo molto più naturale un susseguirsi di azioni e reazioni quasi meccanico che porta l’uomo ad agire in maniera non solo prevedibile ma addirittura univoca. Tuttavia noi esseri umani non siamo in grado di inserire nell’equazione tutte le variabili e dunque non siamo in grado di confermarlo, ma se avessimo una potenza di calcolo sufficiente sarebbe facile dimostrare che i nostri gesti sono la semplice reazione ad una serie di input all’interno di un computer fabbricato secondo una sequenza genica e programmato in base all’ambiente e all’influenza di altre macchine durante l’infanzia e l’adolescenza (e seppur in minor parte anche nel resto della vita),
      E’ difficile da ammettere e per molto tempo ho rifiutato l’idea, eppure è molto semplice se ignoriamo la convinzione intrinseca nell’uomo di essere diversi, speciali…
      Ok, qui mi fermo perchè una riflessione filosofica non può essere reclusa in un semplice commento.
      Termino quindi dicendo che quanto ho affermato nel post di oggi era solo la ricamata esaltazione di un evento a dir poco singolare, ma sempre rimanendo in un contesto spiritoso e quindi non filosofico.

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