In Viaggio Verso Ovest (10)

Nel giro di tre giorni Elvin e Jigol superarono un altro villaggio e giunsero finalmente a Sette Cancelli, la città più ad Ovest del Regno ed importante punto di controllo commerciale e militare.

Infatti le Alte Mura, nonostante si estendessero per numerose miglia a Nord e a Sud, avevano ben pochi punti d’accesso in modo da concentrare le difese in limitati punti strategici, come lo era appunto Sette Cancelli: costruita al di sotto dell’immensa fortificazione, la città era così nominata per via degli enormi portoni disposti in maniera piramidale fino a concentrarsi nell’ultimo, grande Cancello dell’Entrata e dell’Uscita. La curiosa disposizione serviva a facilitare la burocrazia del Regno, dovendo i suoi incaricati registrare ogni merce, uomo e soldato di passaggio oltre la frontiera.

Per prima cosa uno straniero al di fuori delle Alte Mura, i cui merli si innalzavano fino a venti metri dal suolo, avrebbe dovuto superare il fossato, il quale era scavato per oltre tre metri e mezzo di profondità e cinque di larghezza e che quindi rendeva impossibile l’avvicinamento di scale o altri mezzi per arrampicarsi oltre la cinta; per oltrepassarlo l’unico modo possibile in quella regione del Regno era attraversare l’ampio ponte levatoio del primo Cancello, difeso da due torri a base circolare in resistentissima pietra alte cinque metri più delle mura e forate da innumerevoli feritoie; l’ingresso era protetto anche da un’inferriata metallica formata da sbarre spesse e rifinite come braccia di uomini muscolosi incrociate a formare un reticolo a maglie larghe e da un robusto portone fatto con il legno dei più massicci alberi della Foresta Secolare, rivestito da una lamina di bronzo decorato da altorilievi raffiguranti eventi storici del reame e rinforzato internamente da sbarre d’acciaio capaci di rendere la struttura incredibilmente resistente anche all’impatto delle più feroci armi d’assedio.
Tuttavia il ponte levatoio veniva sollevato solamente durante le guerre (l’ultima risaliva a più di un secolo prima) e lo stesso valeva per l’inferriata ed il portone, aperti da decadi e immobili nella loro imponenza; infatti servivano decine di uomini e numerosi cavalli per risollevare l’inferriata una volta calata ed era ugualmente difficoltoso muovere il ponte levatoio ed il portone.

Superato il Cancello dell’Entrata e dell’Uscita lo straniero avrebbe percorso un viale largo quanto il portone, ai lati del quale si innalzavano fortificazioni dello stesso materiale delle mura ma alte molto di meno, le quali consentivano un fuoco incrociato di frecce, dardi e lance su eventuali aggressori; alla fine del viale altri due portoni, più modesti del primo, servivano a smaltire il traffico di viaggiatori suddividendo le merci in quello di destra e gli uomini in quello di sinistra, chiamati rispettivamente il Cancello della Moneta e quello della Mano. Essendo più leggeri potevano essere chiusi piuttosto rapidamente in caso di pericolo e costituivano la vera difesa del regno al di fuori delle guerre.

Oltre i due portoni seguivano altrettanti percorsi, più stretti e più lunghi, paralleli tra di loro ma separati da un muro lungo i quali si ergevano gli uffici dei funzionari e le caserme dei militari che avevano il compito di sorvegliare la circolazione di vite e di mercanzie e di effettuare i dovuti controlli, firmando documenti, assegnando il pagamento delle tasse e registrando ogni cosa.
Ognuno dei due percorsi si diramava a sua volta a circa un terzo della sua lunghezza in due vie di uguale portata, terminando infine ognuna di esse con un portone più piccolo, ultima barriera prima di entrare nel Regno di Versindol, che conduceva ad uno dei quattro settori della città: il Cancello del Pungo a quello militare, quello del Saluto al settore degli alloggi, quello del Grano a quello dei mercati alimentari e per ultimo quello dell’Argento alle botteghe e ai negozi.
Questi ultimi portoni venivano chiusi ogni sera prima del tramonto e riaperti il mattino seguente dopo l’alba e se l’ipotetico straniero fosse giunto durante la notte avrebbe dovuto sostare lungo uno dei percorsi in attesa della riapertura; in ogni caso le guardie agli ingressi impedivano a chiunque non avesse ottenuto i necessari documenti di entrare nel regno (o di uscire da esso) e quindi l’attesa vera e propria era finalizzata alla riapertura degli uffici.

Tutto questo avveniva nel cuore della città, mentre attorno ad essa si diramavano abitazioni, vicoli, piazze, negozi, taverne, caserme, depositi e tutti gli altri edifici che caratterizzavano un luogo percorso da numerosi viaggiatori come lo era Sette Cancelli.

Elvin e Jigol non sapevano niente di cosa si celava all’interno dell’abitato e dunque ciò che videro al loro arrivo fu solo un’ampia città addossata alle maestose mura del Regno, non grande come Biancarbone ma comunque incredibilmente più vasta del loro villaggio natale. Ad attirare gli occhi scintillanti di meraviglia dei due giovani era però solamente l’interminabile distesa muraria che si estendeva come una linea retta a Nord e a Sud, superando l’orizzonte del visibile e procedendo ancora per miglia e miglia sino ad altre regioni, dove continuava ancora per molto prima di terminare a Sud a ridosso del Mare Dolce e Salato e continuare invece curvando impercettibilmente a Nord, proteggendo il Regno sino a dove le Dita degli Dei, una catena montuosa estesa più o meno linearmente, si assumeva il compito affidato alle Alte Mura dai suoi antichi costruttori.

Racconti di viaggiatori e vecchi mercanti avevano preparato il cuore dei due avventurieri ad un simile spettacolo, eppure si scoprirono totalmente incapaci di accettare l’esistenza di un’opera tanto immensa da sembrare fuoriuscita dal suolo per volere divino quando si avvicinarono abbastanza da accorgersi delle reali proporzioni della stessa. Le case e i palazzi sembravano ben poca cosa al confronto, eppure erano alti quanto quelli di Biancarbone e, di conseguenza, molto più di quanto loro erano abituati prima di intraprendere questa avventura.

Estasiati e sbalorditi, avanzarono come in trance sino a quando non si accorsero di essere ormai nel pieno della città, tra banchi di frutta e carri carichi di foraggi; erano nel Settore dei Mercati.

-Ci siamo Jigol! Siamo alle Alte Mura!-

-Non sono mica cieco, le vedo benissimo anch’io…-

-Che ti prende? Non sei contento?-

L’amico sbuffò e si prese un attimo per scegliere le parole da usare prima di rispondere –In parte sì. Cioè, fino ad ora abbiamo solo viaggiato mentre quello che ci aspetta d’ora in poi è la vera avventura, con tesori, pericoli e tutto ciò che abbiamo sempre sognato. Però, ora che siamo giunti sin qui mi rendo conto che non siamo affatto preparati. Pensa all’altro giorno: per poco non ci facevamo sbranare da un paio di lupi! E si trattava solo di attraversare un tratto di foresta, mentre ora chissà cosa ci attende… ecco, questo è un altro problema: non sappiamo nemmeno che cosa affronteremo là fuori! Nonostante tutti i racconti e le leggende sappiamo ben poco di cosa si celi oltre le Alte Mura. Non so se ce la faremo.-

Disse tutto senza fermarsi, per timore che Elvin potesse interromperlo prima di aver esternato completamente i propri pensieri; gli era costata molta fatica decidere di condividere i propri dubbi e timori e non voleva rischiare di essere scambiato per un debole.

Ma dallo sguardo dell’amico capì che non avrebbe mai potuto pensare una cosa del genere, perché dipinta sul suo viso vi era la stessa espressione corrucciata ed ansiosa. Anche Elvin aveva paura.

-Capisco quello che dici. Non posso fare a meno di ripensare a quello scontro, soprattutto quando mi fa male il braccio. Però poi mi rendo conto di una cosa ben più importante del pericolo che abbiamo corso: il modo in cui ne siamo usciti fuori. Jigol, abbiamo affrontato quelle bestie senza timore e ne siamo usciti vittoriosi! E’ solo un piccolo gradino rispetto alla scalata che ci attende, lo so anch’io, ma dopotutto non c’è altro modo per arrivare in cima se non percorrendoli tutti, uno alla volta.
Invece mi stupisce ciò che hai detto riguardo l’ignoto. L’avventura non si basa proprio sull’esplorazione di luoghi sconosciuti? E’ questa la vera essenza dell’esplorazione, l’affrontare situazioni nuove in posti nuovi e, talvolta, pericolosi.
In ogni caso non preoccuparti, sono certo che torneremo sani e salvi a casa, con tante nuove storie da raccontare e una leggenda che narra di noi!-

Come sempre, riuscì ad infondere nell’amico tutta la sua sicurezza, la maggior parte della quale era emersa durante il discorso benché fino a poco prima sembrasse non essere affatto presente nel suo animo.

Convinto ancora una volta dalle sue parole, Jigol sorrise, pronto a scherzare sul modo in cui sarebbero stati accolti dai loro genitori una volta a casa, ma prima di poter aprire la propria bocca il brontolio delle loro pance li zittì, per poi farli scoppiare in una fragorosa risata.

-Prima di entrare nella leggenda che ne dici di mangiare qualcosa?-

-La trovo un’ottima idea- acconsentì Elvin –E propongo anche di fare il pieno di viveri. Dopotutto dubito che troveremo molte locande lungo la strada.-

Così riempirono gli zaini di cibarie e pranzarono in una osteria abbastanza economica, dal momento che i loro risparmi si stavano assottigliando.
Poi, dopo aver chiesto informazioni al proprietario, si diressero verso il Settore degli Alloggi per varcare il Cancello della Mano e firmare i documenti necessari per uscire dal Regno.

A quanto aveva detto l’uomo, avevano davanti a loro un pomeriggio frustrante tra mucchi di scartoffie e code interminabili.
-Che vuoi che sia un po’ di fila?- aveva allora esclamato Elvin rivolto all’amico -Ci aspettano ostacoli ben più grossi da superare!-

Ma nonostante le sue parole rimasero entrambi a bocca aperta quando, avvicinandosi alla soglia riservata ai civili, scorsero oltre le guardie addette alla sorveglianza del passaggio un fiume di persone che correvano avanti e indietro, apparentemente senza una direzione precisa, borbottando parole incomprensibili e trascinandosi dietro pile di fogli svolazzanti che ogni tanto scivolavano dalle mani dei proprietari per lasciarsi portare via dal vento seguiti da imprecazioni e maledizioni.

Il frastuono era talmente intenso che non riuscirono a comprendere le parole delle guardie.

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