In Viaggio Verso Ovest (11)

-Ho chiesto qual è il vostro nome-

Il militare, di media statura, indossava un’armatura leggera tinta di blu e di giallo, i colori della bandiera del Regno di Versindol. Portava una spada al fianco sinistro ma nessun elmo a coprirgli i corti capelli neri. Il naso era storto, gli occhi scuri e la bocca sporgente.

Con tono impaziente, chiese di nuovo –Allora? I vostri nomi?-

Jigol presentò entrambi il più velocemente possibile per non innervosire ulteriormente la guardia –Io sono Jigol Jiliata, figlio di Jerold, mentre lui è Elvin Evelond, figlio di Eliot.-

L’uomo scrisse i loro nomi su un foglio di carta con grafia frettolosa e poi domandò –Da dove provenite?-

Questa volta fu Elvin a parlare –Siamo di Borgo Mite.-

Senza nemmeno sollevare gli occhi, la guardia continuò a scrivere e chiese loro –E quali affari vi portano oltre i confini del Regno?-

Jigol avvertì un imbarazzo crescente, non sapendo cosa rispondere, ma l’amico pronunciò senza timore le parole che sperava non avrebbe detto –L’avventura!-

Il militare smise di scrivere e li fissò sorpreso. Anche un suo collega si mise a fissarli incuriosito.

-L’avventura, eh?- ripeté –Gran bella cosa, giovani. Ma avete una meta precisa? Verso quale regno siete diretti?-

-A dir la verità non lo sappiamo. Viaggiamo verso Ovest, senza una meta precisa.-

L’uomo sorrise, divertito dall’entusiasmo e dalla sconsideratezza che solo gli adolescenti possono avere e riprese a scrivere.

-Avete intenzione di tornare a Versindol, prima o poi?-

-Certamente, ma solo quando avremo viaggiato a sufficienza.-

La guardia aggiunse qualche altra parola e poi porse loro il foglio

-Va bene, allora. Questo è il vostro modulo, tenete. Dovete portarlo all’ufficio pellegrinaggi e comunicare le vostre motivazioni ed intenzioni a chi di dovere. Ma prima di andare, fermatevi da quell’uomo laggiù- e indicò un altro soldato dall’aspetto piuttosto pacifico –e fatevi esaminare-

Jigol, conturbato, chiese che cosa intendesse dire.

-Beh, per quanto ne so io potreste essere dei ricercati in fuga. Dunque prima di superare anche solo questo primo Cancello dobbiamo essere certi che non ci siano taglie sulla vostra testa. Chiaro?-

I due annuirono, soddisfatti della risposta.

-Bene, andate allora. E buona fortuna per la vostra avventura! Ahah!-

Lo ringraziarono e procedettero verso l’uomo indicatogli.

Era più basso e grasso e sembrava molto annoiato; inoltre indossava solamente una parte dell’armatura e la spada giaceva appoggiata ad un muro distante da lui, come se non volesse aver nulla a che fare con il proprio padrone.
Dinanzi all’uomo vi era una scrivania colma di fogli con disegnati volti di tante persone diverse, con appresso l’ammontare della taglia e il motivo della cattura, oltre a qualche altra informazione come la provenienza e la pericolosità. Anche dietro di lui, appesi ad una enorme bacheca, erano disposti numerosi volantini e alcuni avevano cifre molto alte.

L’uomo schioccò rumorosamente la lingua e indicò con l’indice ai due ragazzi di avvicinarsi.

-Allora, fatevi un po’ vedere. Prima tu biondino, mettiti di fronte a me. Uhm… vediamo… no, non mi dici nulla, sei a posto. Ora tocca a te ragazzino. Lasciati dare un occhiata… nah, nemmeno tu sei ricercato. Siete a posto, potete andare.-

I due giovani rimasero stupiti del rapido controllo, conclusosi in meno di mezzo minuto, e si allontanarono perplessi. Si aspettavano un’analisi più approfondita, o almeno di vederlo sfogliare i pacchi di volantini in fretta e furia, e invece sembrava averli cacciati via il prima possibile per tornare a schioccare la lingua in tutta tranquillità.

-Probabilmente conosce tutti i volti a memoria, ormai- propose Jigol ma Elvin ribatté sconcertato –Ma non è possibile! Figurati se può aver imparato tutte quelle facce!- anche se, in realtà, non vedeva altra spiegazione.

Superato quindi il primo Cancello, i due si immersero nella rumorosa folla, dove si accorsero rapidamente che spingere a destra e a manca per farsi largo e urlare contro chi non si scansava subito al proprio passaggio era cosa comune e, anzi, sembrava essere l’unico modo di comportarsi.

Infastiditi dalle grida e dagli atteggiamenti violenti di alcune persone cerarono di procedere il più in fretta verso l’ufficio pellegrinaggi, decisi ad andarsene il prima possibile da quel caos incredibile.

-Accidenti, al confronto il mercato di Biancarbone è un dormitorio!-

-Cosa? Non riesco a sentirti!-

Finalmente scorsero un’insegna sopra ad un edificio che indicava proprio il luogo da loro cercato e tentarono di accelerare il passo, ma subito un uomo grande e grosso li fermò –Ehi, cosa credete di fare? Rispettate la fila, furbetti, o vi faccio volare oltre le Alte Mura con un bel calcio!-

-Ci scusi, non pensavamo che iniziasse da qui-

-Invece è così. Quindi statevene buoni e aspettate come tutti gli altri!-

Detto questo si voltò e si mise a borbottare qualcosa a voce bassa; non riuscirono a distinguere nessuna parola, ma intuirono che l’oggetto del suo monologo erano loro.

-Beh, c’è poco da fare. Aspettiamo.-

E così fecero, fino a che dopo più di un’ora e mezza non raggiunsero lo sportello dove una donna di mezz’età li accolse con modi eccitati ed una voce stridula

-Salve ragazzi! Allora, cosa vi serve?-

-La guardia all’ingresso ci ha detto di venire qui e…- subito la donna lo interruppe –Quale ingresso?-

Confuso, Jigol guardò Elvin, che gli rispose con un’alzata di spalle

-Beh, quello là in fondo.- e indicò la direzione da cui provenivano

-Ci sono due Cancelli che conducono in questo viale, ragazzo. Ti riferisci a quello del Saluto o a quello del Pugno?-

Sempre più confuso, Jigol mormorò qualche parola sconnessa e allora la donna lo incalzò, sempre con voce stridula –La prima porta è dedicata ai civili e la seconda ai militari. Voi, ragazzi, a quale categoria appartenete?-

-Civili! Siamo civili. Ma scusi, non c’è scritto sul foglio che proveniamo da…-

-E se siete civili allora provenite dal Cancello del Saluto; dico bene?-

-Credo di sì, ma…-

-Bene, allora è tutto chiaro! Ora ditemi, ragazzi, quali sono i vostri nomi?-

Ora oltre che confuso Jigol era anche irritato; si sentiva preso in giro e il modo in cui la burocrate ripeteva il termine “ragazzi” lo innervosiva quasi quanto la sua determinazione nell’ignorarlo. Guardò ancora Elvin lasciandogli intendere che avevano a che fare con una demente e l’amico gli corse in aiuto –Io sono Elvin Evelond, figlio di Eliot, e lui è Jigol Jiliata, figlio di Jerold. Ma senta, non può leggere dal foglio queste infor…-

-E da dove provenite?-

-C’è scritto sul foglio, signora- rispose Jigol, palesemente irritato, con una nota ironica sull’appellativo.

-Signorina, prego- lo corresse lei, e poi, non prendendo in considerazione le altre parole, ripeté –Da dove provenite?-

-Lascia stare- mormorò Elvin all’amico e rispose alle altre domande della donna, fino a quando non si zittì per un poco, armeggiando con inchiostro e scartoffie, e poi esordì con un –Allora, ragazzi, questo è il vostro modulo. Prendete e buona giornata-

Lo accettarono e, dopo averlo osservato perplessi, spostarono lo sguardo su di lei.

-Ancora qui?-

-Cosa… cosa dobbiamo farci con questo modulo?-

-Non è ovvio? Dovete andare all’ufficio culturale e discutere con chi di dovere. C’è scritto.-

-C’è scrit… ma scusi, per quale motivo dobbiamo andare all’ufficio culturale?-

-Perché state per intraprendere un viaggio di iniziazione per farvi accettare come uomini nel vostro villaggio e quindi vi serve il documento adeguato che solo chi di dovere all’ufficio culturale può fornirvi.-

-Ma noi non stiamo facendo nulla del genere! Vogliamo solo andare in cerca di avventure.-

-Certo, è quello che ho detto. Dunque andate, ragazzi, su!- e termino la frase con un fastidioso acuto

Jigol provò nuovamente a dire la sua, ma Elvin lo zittì e salutò con un –Grazie, molto gentile- la donna.

Quando furono abbastanza lontani, Jigol esplose –Ma che accidenti ti salta in mente? Ora ci tocca fare un’altra fila chilometrica per ottenere un modulo che non ci serve a niente! E poi l’hai sentita quella gallinaccia? Ci ha giocati! Si diverte a far arrabbiare le persone,si vede lontano un miglio!-

-Calmati…-

-No che non mi calmo! Tra qualche ora il Sole calerà e noi siamo di nuovo in mezzo a questo casino,dove la gente ti spinge senza pensarci due volte e…- proprio in quel momento uno sconosciuto lo urtò e lui gli urlò contro –Guarda dove metti i piedi, imbranato!-

Allora Elvin lo prese per le spalle e lo scosse con decisione –Ma non vedi come sei ridotto? Sei identico a quelli che hai appena criticato. Rilassati, fai un respiro profondo e ascoltami: noi ci facciamo dare quel modulo, anche se non è quello che ci serve, e poi ce la filiamo da questo finimondo. Che ne dici?-

Jigol, che finalmente aveva ripreso il controllo, annuì con la testa.

-Bene! Allora forza, dobbiamo attraversare di nuovo il viale!-

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