In Viaggio Verso Ovest (12)

Purtroppo per i due avventurieri, il loro piano non funzionò: l’incaricato all’ufficio culturale non concesse loro un documento definitivo, bensì un altro modulo da portare ad un altro ufficio, questa volta quello degli apprendisti, dove un altro incaricato li mandò invece all’ufficio della forza lavoro e qui, accortosi che nulla avevano a che fare con tale settore, di nuovo indietro a quello culturale per ricominciare d’accapo; il tutto ripetendo ogni volta nome, cognome, provenienza e motivazione del viaggio oltre ad altre informazioni più o meno utili.

Al che i due ragazzi si arresero e, sedutisi ad un lato del viale, al riparo da spintoni e manate, rimasero in silenzio esausti e sconsolati per un po’ di tempo, finchè Elvin non aprì bocca.

-E’ impossibile. Rimarremo qui per sempre, ne sono certo.-

-Ma che vai blaterando? Alla fine ci lasceranno andare. Solo che prima di quel giorno saremo impazziti e ci servirà a ben poco varcare il Cancello.-

-Il Sole ormai è scomparso da un pezzo, coperto dalle Alte Mura. Sono certo che ormai è il tramonto. Io non resisto un altro giorno qui, Jigol! Non voglio fare di nuovo tutto questo giro domani, e dopodomani, e dopodomani ancora…-

-Neppure io. Ma non abbiamo altre soluzioni, purtroppo…- si interruppe di colpo. Elvin lo guardò e vide che il suo viso era contorto in una smorfia assurda, un miscuglio di gioia e disperazione.

-Che hai? Stai bene?-

-Sì. Anzi, no! O meglio, sì!-

-Mi sto preoccupando…-

-Elvin, siamo due imbecilli! Anzi, ti dirò di più: siamo i più grossi imbecilli di questo lato del mondo!-

-Perché dici questo? Ti è venuta qualche intuizione?-

-Una specie. E quando verrà anche a te, ti prenderai a schiaffi da solo.-

-Non lasciarmi sulle spine!-

-Un piccolo aiuto: ti ricordi di Ben Stildurr?-

-Come potrei dimenticarmi? E’ forse il più famoso avventuriero dell’ultimo secolo, e i racconti dei suoi viaggi hanno animato gran parte della nostra infanz…- e poi anche Elvin si interruppe, assumendo la stessa espressione grottesca dell’amico.

-Jigol! Siamo veramente i più grossi imbecilli di questo lato del mondo, e forse anche di qualsiasi altro!-

-Che ti dicevo?-

-Come abbiamo potuto scordarci di una cosa simile? Meritiamo un pugno in faccia per questo.-

-Beh, adesso non esageriamo-

-Forse un pugno no, ma una sberla sì- e detto questo si schiaffeggiò rumorosamente il viso. Nessuno si accorse del giovane ragazzo che si picchiava da solo, in quanto in quel viale erano tutti troppo impegnati ad ottenere il famigerato modulo capace di far terminare l’assurda sofferenza burocratica.

-Presto, al Cancello della Mano!

Senza perdere altro tempo, i due ragazzi si alzarono da terra e corsero verso l’estremità del viale, ansimanti ma felici.

Quando finalmente raggiunsero la soglia, si avvicinarono con fare concitato alle guardie, frugando nel contempo nello zaino di Elvin in cerca dello strumento della loro salvezza.

-Salve! Siamo Elvin e Jigol e abbiamo qui un lasciapas…-

-Mi spiace, ma ormai è troppo tardi: è calato il Sole e fino a domani all’alba non passa più nessuno per di qua. Tornate nel viale e accampatevi per la notte.-

-Ma… ho un lasciapassare!-

-Buon per te, ma per oggi non ti servirà a nulla.-

Elvin guardò Jigol abbattuto, ma lui lo rincuorò –Non preoccuparti, possiamo resistere qualche altra ora. Ci faremo una bella dormita e domattina ce ne andremo di qui alle prime luci dell’alba! Che ne dici?-

-Uffa. L’idea di restare qui tutta la notte non mi piace per niente ma… che altra scelta abbiamo?-

-Appunto! Coraggio, torniamo indietro.-

E così fecero.

Lentamente, camminarono per un po’ lungo il viale prima di trovare un punto libero in cui fermarsi, in prossimità della biforcazione; gran parte dello spazio era occupato da altri sventurati che, come loro, avevano perso la cognizione del tempo ed erano rimasti bloccati  tra i Cancelli. I più furbi, invece, assieme a coloro che tentavano di ottenere il proprio lasciapassare da più di due giorni, erano tornati in città prima del tramonto, ad eccezion fatta ovviamente di chi proveniva dall’esterno e tentava invece di superare il confine del Regno; loro, come Jigol ed Elvin, dovevano trascorrere la notte all’addiaccio.

In verità alcuni edifici ai lati del viale erano adibiti a dormitori, ma il costo era alto ed i letti tutti occupati.

Così i due ragazzi si coricarono e si prepararono a dormire, ma improvvisamente udirono le grida di una lite provenire da poco distante.

-…cosa credi di fare? Ti insegno io cosa succede a chi ruba ad un nano, ladruncolo da quattro soldi!-

Jigol scatto a sedere e subito l’amico fece altrettanto.

-Non ti sembra di aver già sentito questa voce da qualche altra parte?-

-Certo che sì! E’ il nano che abbiamo… ehm… incontrato alla Triste Vedova: Dworin! Presto, raggiungiamolo!-

-Credi sia una buona idea? Mi sembra piuttosto irritato.-

-Beh, anche l’altra volta lo era. Dai, muoviti!-

I due avventurieri si alzarono in piedi e corsero verso il luogo da cui provenivano le grida, dove si era già riunito un buon numero di persone.

Una piccola folla era disposta circolarmente attorno ad uno spazio libero al centro del quale il nano dall’aria furiosa stava diritto nella sua modesta altezza stringendo per il colletto un uomo inginocchiato, il quale era in realtà molto più alto di lui ma, rannicchiato in quel modo, appariva piccolo e indifeso.

-Io… io non stavo facendo niente! Lo giuro!-

Udendo queste parole, Dworin si infervorò ancora di più -Lo giuri? Bugiardo!- e subito spinse con forza l’uomo, facendolo rotolare per qualche metro.

Quest’ultimo si rialzò subito, tutto ammaccato e ricoperto di graffi, ma invece di correre tirò fuori dalle vesti un coltello e fece un sonoro fischio. In pochi secondi si fecero largo tra la folla altri due uomini dai lineamenti simili ai suoi: avevano tutti lunghi e sporchi capelli scuri che coprivano gli occhi sottili e minacciosi ed un mento appuntito e pronunciato. Erano sicuramente fratelli e tutti vestivano di stracci.

-Adesso te la faremo pagare, maledetto nano! Così la prossima volta molli lo zaino e basta!-

Per nulla intimorito, il nano alzò i pugni e tuonò -Volete affrontarmi insieme e armati? Non avete onore! Fatevi sotto, non vi temo infidi omuncoli!-

Non se lo fecero ripetere e lo assalirono da tre direzioni opposte.

Il primo, che era anche quello colto sul fatto, avanzò brandendo il pugnale e tentò un affondo, che però il nano schivò con un semplice balzo, facendolo rotolare al suolo per la seconda volta.

Nel frattempo gli altri due gli erano ormai addosso, uno per lato, ma Dworin con un altro balzo li evitò e i due fratelli si scontrarono l’uno contro l’altro.

Il primo intanto si era rialzato ed era fuori di sè per la rabbia e la frustrazione. Lo prese alle spalle e sollevò il pugnale, pronto a calarlo sul torace del nano, ma quest’ultimo con una gomitata al fianco si liberò dalla presa e con un pugno al ventre costrinse l’aggressore ad abbassarsi; poi lo prese per il colletto e gli diede una testata dritta sul naso, producendo un sonoro “crack” che tutta la folla potè udire distintamente; l’uomo cadde a terra privo di sensi, sanguinando copiosamente.

Gli altri due aggressori si erano rialzati e mentre uno dei due si avventava di nuovo sul nano, l’altro raccolse il pugnale da terra e si preparò a conficcarglielo dritto nella schiena.

Fu quello in momento in cui intervenì Elvin, che con un grido si gettò contro l’uomo armato di pugnale e lo scaraventò al suolo.

Il nano si era però accorto del tentativo di pugnalarlo alle spalle e, piegandosi mentre l’altro uomo correva su di lui, lo aveva gettato in aria sfruttando la sua rincorsa  proprio nel punto in cui fino ad un attimo prima si trovava l’aggressore; il risultato fu un lungo volo ed una orrenda caduta di testa sufficiente a metterlo fuori gioco.

Jigol intanto era intervenuto per soccorrere l’amico, il quale si trovava ora in difficoltà mentre l’ultimo dei fratelli rimasto cosciente stava cercando di pugnalarlo: con un calcio alla sua mano allontanò la lama e poi gli si gettò contro.

L’avversario tentò di rialzarsi, ma Jigol era avvinghiato al suo collo e cadde di lato. Elvin colse l’occasione per assestargli un bel pugno in faccia e lo scontro si concluse.

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