In Viaggio Verso Ovest (13)

-Ehi, mocciosi! Chi vi ha detto di intromettervi? Me la stavo cavando benissimo anche senza di…- ma poi li riconobbe e disse -Per la barba di mio padre! Siete i due giovani scalmanati di Biancarbone! Cosa ci fate qui?- e aggiunse in tono minaccioso -Mi state forse pedinando?-

La folla, che stava quasi per andarsene dal momento che la rissa era finita, tornò invece a radunarsi attorno a loro speranzosa di assistere ad un altro scontro e qualcuno, con entusiasmo, lo incitò -Forza, dacci dentro!-

Jigol si giustificò subito -Ma certo che no, mastro nano, non oseremmo mai! Siamo stupiti quanto lei di questa curiosa coincidenza e se siamo intervenuti è solo perchè pensavamo che fosse uno scontro impari…-

-Uno scontro impari, dici? Ah! Io posso affrontare decine di questi buoni a nulla quando voglio, anche ad occhi chiusi! In ogni caso, grazie per l’aiuto, è stato un gesto altruista il vostro e, in effetti, dopo il modo in cui vi ho trattati l’altra volta questo mi stupisce. Vi devo delle scuse, ragazzi. Mi ero sbagliato sul vostro conto.-

Le persone riunite attorno persero interesse e tornarono ai propri affari, mentre Elvin e Jigol si avvicinavano a Dworin per incrociare con lui il lato interno dell’avambraccio destro in segno di pace ed alleanza.

-Ora, se non vi dispiace, è meglio se me ne vado. Stanno per arrivare le guardie e non ho voglia di trascorrere la nottata dando loro spiegazioni sul come e il perchè ho dato una lezione a quei ladruncoli. Mi aspetta l’ennesima giornataccia alla ricerca di un permesso d’uscita e devo essere fresco e riposato… per non prendere a pugni “chi di dovere”!-

Elvin approfittò dell’occasione e fece la sua proposta -Perchè non ti unisci a noi? Stiamo andando nella stessa direzione, potremmo viaggiare insieme.-

Jigol sostenne l’amico -Infatti, è quello che volevamo chiederti anche l’altra volta alla locanda. Però te ne sei andato prima che potessimo parlartene.-

Il nano alzò le mani come per chiedere una tregua -Mi spiace, ma non credo sia una buona idea. Mi aspettano affari importanti a casa mia, nell’Altopiano Forato, e non ho tempo per badare a voi; mi sareste solo d’intralcio. Senza offesa!-

Elvin reagì con foga alle sue parole -Non siamo pesi morti! Sappiamo il fatto nostro e possiamo esserti utili tanto quanto tu a noi!-

-Ahahah! Buona questa! E in che modo voi giovani mi potreste essere utili? Coraggio, ditemelo, e se la vostra risposta mi convincerà vi prometto che mi unirò alla vostra squadra.-

Senza dire una parola, Elvin tirò fuori dallo zaino il lasciapassare e lo mise in mano al nano.

Dworin lo osservò prima con un leggero interesse e poi, non appena ebbe modo di capire cosa fosse, spalancò gli occhi ed esclamò -Per la barba di mio nonno e del nonno di mio nonno! Dove l’avete trovato? Che ci fa in mano vostra? Ma, soprattutto, chi siete voi due?-

-Io sono Elvin e lui è Jigol. Siamo due avventurieri diretti ad Ovest e come abbiamo avuto quel lasciapassare non ha importanza. Allora, quali sono le tue intenzioni?-

Gonfiandosi il petto e restituendo la placca di metallo al ragazzo, Dworin battè il pugno sul petto e dichiarò a gran voce -Questo nano si unisce a voi, giovani avventurieri, e si assume l’incarico di proteggervi ed aiutarvi fin dove glielo permetteranno i suoi impegni personali. Sono Dworin Testa di Ferro, al vostro servizio!-

Il mattino seguente il trio si presentò alle guardie immediatamente dopo l’alba.

Erano i primi della giornata e l’incaricato non si aspettava nessuno così presto e, di conseguenza, lo trovarono intento a giocare a carte con un altro suo collega.

Quando si accorse della presenza dei giovani e del nano, li squadrò dalla testa ai piedi e domandò in tono brusco -Che volete?-

Era alto, magro e tanto giovane da non avere neppure un filo di barba, mentre il suo collega, al contrario, era vecchio e curvo. Probabilmente il secondo stava istruendo il primo sul mestiere di sorvegliante ed infatti stette in silenzio ad osservare la scena come se lo stesse giudicando.

La giovane guardia, accortosene con qualche istante di ritardo, si schiarì la voce e ripetè con tono più cortese la domanda -Ehm-ehm, di cosa avete bisogno?-

Questa volta fu Jigol a parlare -Siamo Jigol Jiliata, Elvin Evelond e Dworin Testa di Ferro. Vogliamo passare.-

Con tono cauto, la guardia domandò loro -Avete i documenti necessari?-

-No, ma abbiamo questo- e gli porse il lasciapassare.

Il giovane, confuso, se lo rigirò tra le mani e chiese irritato -E che sarebbe? Mi state prendendo in giro? Se questo è un falso, è veramente di pessima fattura visto che non esistono lasciapassare di metallo. E poi chi sarebbe questo Ben Stildurr?-

L’altra guardia sentendo il nome quasi cadde dalla sedia. Tutti i presenti si girarono a guardarlo sorpresi mentre lui, con gli occhi quasi fuori dalle orbite tanto era sbalordito e la bocca aperta come un pesce lesso, balbettò -Ben Stildurr? Quel Ben Stildurr?-

Senza perdere un istante si gettò con l’avidità di una gazza sul lasciapassare, che afferrò come se fosse la più preziosa delle reliquie, e socchiudendo gli occhi per leggere meglio lesse le parole impresse su di esso.

Quando ebbe finito aveva ancora la bocca aperta e ora i suoi occhi, nuovamente spalancati, erano puntato sui membri del trio, passando dall’uno all’altro di continuo, senza dire una parola.

La giovane guardia, dopo aver atteso delucidazioni per un po’ e senza averle ottenute, proruppe con un -Allora, vecchio, chi sarebbe questo Ben Stildurr? E questo coso di metallo è valido oppure no?-

Come se gli avessero appena rovesciato addosso una secchiata d’acqua gelida, la guardia più anziana trasalì vistosamente e, mettendosi in punta di piedi, diede una sonora pacca sulla nuca dell’apprendista.

-Che razza di domande sceme fai? Come fai a non sapere chi è Ben Stildurr? Se tuo padre non fosse il mio genero ti farei cacciare dalla Guardia del Regno seduta stante! Vai, vattene a casa, e non tornare fino a quando non saprai rispondere a quella domanda idiota che mi hai appena fatto!-

Stupefatto dalla reazione del vecchio, la giovane guardia corse via con la coda tra le gambe senza mai voltarsi, come se il farlo gli avrebbe procurato un’altra lavata di capo.

Non appena fu scomparso dalla loro vista, l’anziano si rivolse al trio -Dovete scusarlo, è un povero ignorante; non fateci caso. Piuttosto venite, fatevi avanti, lasciate che vi offra qualcosa da mangiare. Oh, è passato così tanto tempo dall’ultima volta che il nobile Stildurr è passato di qui che ormai avevo perso le speranze!-

I due avventurieri erano sul punto di rifiutare la proposta, ma il nano si fece avanti convinto dall’idea di mangiare qualcosa; quella mattina non aveva avuto il tempo di mettere niente sotto i denti e ora aveva una gran fame.

-Molto volentieri, gentile signore, molto volentieri.-

Così si ritrovarono seduti attorno al tavolo di legno sopra il quale fino a poco prima era disposto un mazzo di carte, ora imbandito con latte caldo e biscotti.

-Allora, viandanti, ditemi: come sta il buon Stildurr? E voi chi siete, suoi nipoti?-

I due avventurieri si guardarono in silenzio, senza aprir bocca.

Anche il nano sembrava interessato a conoscere la risposta e li osservava incuriosito.

Nessuno dei due sapeva come agire e alla fine fu Elvin a decidersi -In realtà, signore, non siamo neppure suoi parenti e non lo conosciamo quasi per niente. O meglio, abbiamo sentito molto parlare di lui ma nessun rapporto né di parentela né di amicizie ci lega.-

L’anziana guardia aggrottò le sopracciglia e, turbato, domandò loro -Allora perchè avete il suo lasciapassare? Cosa gli è successo? E’…-

Subito Jigol intervenì -No, no, niente affatto! Sta bene, o almeno a noi è sembrato in buona salute!-

-E allora rispondete alla mia domanda! Come lo avete ottenuto?-

-Non lo sappiamo neppure noi- rispose Elvin -Eravamo appena giunti a Biancarbone e Ben Stildurr si è avvicinato a noi dopo averci sentito parlare della nostra intenzione di andare in cerca di avventure; senza neppure dirci il suo nome ci ha regalato il suo lasciapassare e se n’è andato. Abbiamo capito solo in seguito chi fosse.-

Il nano mormorò -Sembra una storia incredibile…- ma l’anziano invece rimase in silenzio. Socchiuse gli occhi e fissò attentamente i due giovani con espressione torva e minacciosa. Loro ressero lo sguardo, anche se con fatica, e dopo un lungo silenzio parlò

-Incredibile, sì, ma vera. Non state mentendo, lo leggo nei vostri occhi. Inoltre ho conosciuto il nobile Stildurr di persona e so quanto egli ami l’avventura. Probabilmente ha visto in voi il ritratto del suo passato e, non potendo più partire all’inseguimento di qualche avventura, ha deciso di farlo attraverso di voi. Siete due giovani davvero sorprendenti e non sarò certo io a dubitare della vostra onestà. Andate, dunque, perchè vi attendono grandi cose oltre queste mura!-

I due giovani, rasserenati dalle parole dell’anziana guardia e carichi di una fierezza tutta nuova, si alzarono dai loro posti contemporaneamente e, dopo aver ringraziato per la colazione e aver sollevato quasi a forza Dworin, il quale invece avrebbe preferito rimanere lì a mangiare un altro po’, oltrepassarono il Cancello della Mano; la guardia accompagnò personalmente il trio per tutto il viale che li separava dall’ultima ed imponente soglia, il Cancello dell’Entrata e dell’Uscita, e la sua presenza tenne lontane tutti gli altri militari, che dunque non li fermarono; infine, giunti al ponte levatoio, li salutò con entusiasmo ed augurò loro buona fortuna.

-Altrettanta a te, buon uomo, e grazie ancora per la colazione. Quando torneremo ricambieremo la cortesia!-

E dopo queste ultime parole Elvin, Jigol e Dworin superarono il fossato che separava fisicamente il Regno di Versindol dalle Lande dei Banditi, diretti verso Ovest alla ricerca della tanto agognata avventura, mentre l’anziano li osservava da sotto le due grosse torri. Per un istante gli parve di scorgere un quarto uomo, immaturo ed impavido, camminare con passo sicuro accanto al trio; poi la figura svanì, ma al suo posto rimase una calda e dolce nostalgia.

Aveva visto tante volte passare per quel punto l’allora giovane Ben Stildurr e ora che l’età non glielo permetteva più altri giovani avevano preso il suo posto. -Qualcuno deve pur continuare ad esplorare questo mondo in continuo mutamento, no?- mormorò il vecchio. Poi aggiunse, con una lieve punta di sconforto -E qualcuno dovrà anche sorvegliare questi Cancelli al posto mio, un giorno. Vediamo di fare in modo che sia preparato!-

Detto questo, voltò le spalle alle Lande dei Banditi e si diresse verso casa di suo nipote, pronto a raccontargli le storie che sicuramente avrebbe dovuto narrargli lui stesso molto tempo prima, così come altri avevano fatto con Elvin e Jigol.

Nessuno, né i tre avventurieri né l’anziana guardia, si accorse della presenza di una misteriosa figura che in lontananza, dalla direzione opposta a quella in cui sorge il sole, osservava la scena.

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