L’Epicità del Signore degli Anelli

Nel mondo del cinema si trova un po’ di tutto: film belli, film brutti, film che fanno i rutti! (cit.)

Ovviamente il gusto personale la fa da padrone per guanto riguarda la bellezza soggettiva di un film essendo bello ciò che piace e tutte quelle menate lì su questo non ci piove.

Tuttavia i film che meritano di essere chiamati capolavori sono pochi e vengono eletti a gran voce da un pubblico entusiasta nelle sale, fuori dai cinema e dietro ai computer, al bar e in salotto, in spiaggia e in montagna. Si tratta di pellicole elaborate, originali, realizzate con passione e meticolosità sia dal cast che dalla regia e scritte da sceneggiatori geniali o, perlomeno, dalle capacità ben sopra la media.
Mi riferisco a meraviglie che rimangono impresse nella storia, come Blade Runner, Full Metal Jacket, Balla coi Lupi, Forrest Gump, Il Padrino e via così; insomma, niente schifezze commerciali che, nonostante il loro scarso valore, arrivano in cima alle classifiche delle vendite perchè lo spettatore medio è un imbecille privo di un adeguato gusto estetico… ma questa è un’altra storia!

Tornando al tema, tra queste piccole scintillanti gemme si possono distinguere film dotati di una particolare caratteristica che io ammiro molto e ricerco con fervore: l’epicità.

Oh, sì, ne ho già parlato in passato in qualche articolo e una delle opere in questione era proprio quella di cui voglio discutere oggi: Il Signore degli Anelli.

Non scriverò una recensione al riguardo, né elencherò i pregi e i difetti (ce ne sono?) della Trilogia; ciò che intendo fare è estrarre alcune delle perle di epicità contenute all’interno del film e, ovviamente, del libro.

Ehm, a tal proposito credo sia necessario ricordare che, come ho confessato con immensa vergogna tempo fa, non sono mai riuscito a finire di leggerlo… lo so, non serve dire nulla, sento l’onta della sconfitta pesare su di me ogni giorno per questo e prima o poi tornerò alla carica per portare a termine questa necessaria impresa! Ma per ora accontentatevi dei miei pareri sul film e mettiamo da parte le scene inedite del manoscritto.
ATTENZIONE: di seguito sono presenti spoiler.

 

La pellicola regala fin da subito una calda e soddisfacente ondata di pura epicità quando, introducendo il contesto, viene parafrasata la poesia dell’anello. L’originale recita:

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,

Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende. 

Mi vengono i brividi solo a rileggerla! Insomma, non sono certo l’unico amante dell’high fantasy che immaginandosi un background simile sente il proprio cuore battere all’impazzata!
O forse è così?

In ogni caso facciamo una piccola analisi, come alle superiori, per evidenziare la bellezza dei versi:

  • La rima alternata iniziale, mantenuta nelle diverse traduzioni (nel contesto il testo originale non è in inglese, bensì in elfico), ci accompagna nei vari angoli della mappa presentandoci le creature che la abitano: elfi, nani, e uomini.
  • Nel quarto verso viene introdotto un personaggio importante e principale antagonista: il Signore Oscuro. Appare come una figura vaga, ma possente in quanto non viene presentato con il suo nome.
  • La scena si stabilizza su un luogo ben preciso e dall’aria pericolosa, in quanto situata tra le tenebre: Mordor. Non sappiamo niente se non che è tetra e governata da quell’individuo misterioso.
  • La ripetizione della parola Anello ci avvisa che è al centro degli eventi e che possiede grande valore per tutto ciò che è stato presentato prima; inoltre scopriamo molte sue caratteristiche, giungendo alla conclusione che il Signore Oscuro possiede un’arma terribile.
  • Il passaggio ad una rima alternata porta ulteriore valore ad i versi centrali della strofa e, di conseguenza, all’Anello.
  • La ripresa in toto e ripetizione del quinto verso alla fine (nella forma originale non viene cambiato nessun termine) aggiunge un tono cantilenante ed un’atmosfera lugubre, abbandonando la nostra mente tra queste tenebre.

Mi scuso se il mio studio del poema è risultato scadente; non è mai stato il mio forte. Preferivo i saggi “brevi”!

Comunque ciò che voglio dire è questo: una simile introduzione, breve ma di grande effetto, trasporta con sorprendente efficacia gli spettatori nel pieno del contesto, avvicinandoli sia con l’immaginazione che con l’emozione.

Come non sentirsi parte di questo regno fantastico, popolato da razze così diverse ed affascinanti? Come non avvertire il pericolo incombere su tutti noi?

A mio parere dovrebbero metterlo nei libri di letteratura dei licei un simile poema, e non credo di esagerare.

 

Passiamo ora ad una delle scene più emozionanti del primo film: lo scontro con il Balrog.

In questa scena Gandalf il Grigio si erge a difesa della Compagnia dell’Anello dal temibile Balrog nello stretto ponte all’interno di Moria. L’antico demone si avvicina impugnando la sua frusta fiammeggiante ed i membri del gruppo osservano con stupore il coraggioso stregone immobile, pronto a fronteggiare il suo avversario.

Ed ecco che impugna il suo bastone e, con voce possente, si rivolge al Balrog:

Tu non puoi passare! Sono un servitore del fuoco segreto e reggo la fiamma di Anor! Il fuoco oscuro non ti servirà a nulla, fiamma di Udun! Ritorna nell’ombra!
(Gandalf)

La voce riecheggia tra le pareti e lo stregone batte il bastone sul suolo

Tu non puoi passare!

La musica di sottofondo è forte, la terra trema, luci ed ombre si alternano per sconvolgere gli spettatori i quali sono tutti a bocca aperta, ipnotizzati dalle sue parole.

Ma chi è Anor? Non è mai stato nominato prima di questo momento e dunque l’idea che sorge spontanea è che sia una divinità protettrice dei giusti…ed in effetti è quasi corretto, essendo il soggetto in questione il Sole.

Anche senza saperlo, sappiamo che due fiamme si stanno fronteggiando e una di esse appartiene alle tenebre; è quasi un ossimoro, a meno che l’interpretazione non accetti la presenza di una luce impura, appartenente al Maligno (Melkor o, altro suo nome, Udun).

Infine Gandalf ordina al demone di tornarsene nelle ombre; avete capito bene, glielo ordina. Bisogna mettere in evidenza che la sua prima reazione alla presenza del nemico è stata la fuga, quindi questo cambiamento rende epica la forza che lo anima in questo momento… ed epica la scena stessa.

 

Un’altra scena spettacolare appartiene al secondo capitolo della saga e, come potrete benissimo immaginare, alla Battaglia del Fosso di Helm. Mi riferisco al momento in cui la speranza sta per abbandonare il cuore degli uomini, accerchiati da orchi e uruk-hai e costretti a rintanarsi dietro l’ultima barriera della fortezza, la quale non può resistere all’avanzata nemica. Re Théoden è prossimo a gettare le armi, ma Aragorn gli propone di combattere a cavallo (elemento simbolo del suo regno, Rohan) e di morire per il suo popolo; lui accetta con passione e si appresta a salire sul suo destriero, mentre una nuova speranza in questa ora buia illumina con la sua luce nascente il cuore grondante di emozioni degli spettatori: è quasi l’alba del quinto giorno, ovvero il momento in cui Gandalf ha promesso che giungerà.

Con questa nuova possibilità di ribaltare la situazione nell’aria, re Théoden sprona gli uomini ad usare tutte le energie rimaste per sconfiggere gli invasori

Fa’ che questa sia l’ora in cui sguainiamo le spade insieme. Feroci atti sveglia, non per collera, non per rovina o la rossa aurora. Forza Eorlingas! Carica! (Théoden)

Una preghiera che, tradotta con un significato diverso in italiano per esigenze di doppiaggio, assume il significato di un’invocazione alla morte in nome di Rohan.

Nell’originale testo inglese è ancora più appassionante in quanto la preghiera si trasforma in un’incitazione a dare il meglio di sé in battaglia, scuotendo le lance e schiantando gli scudi.

Non serve soffermarsi sul termine Eorlingas, è chiaro a chi si sta riferendo; tuttavia è un vocativo esotico e aggiunge epicità al contesto, come del resto sta facendo il climax crescente sia contestuale che musicale, con la cantante lirica in sottofondo che emette un maestoso vocalizzo (che purtroppo non sono ancora riuscito ad isolare in una singola traccia) mentre appare l’agognato stregone con i rinforzi, pronto a schiacciare le forze ostili, accecate dall’albeggiante sole, sotto gli zoccoli dei cavalli di Rohan.

 

Siamo giunti al finale delle Due Torri: Sam è Frodo sono nella devastata Osgiliath, ultima difesa posta tra le truppe di Sauron e la capitale di Gondor, Minas Tirith; gli orchi avanzano, gli orrendi destrieri dei Nazgul stridono e le truppe degli uomini si ritirano in maniera disordinata. Frodo, semplice hobbit in balia degli eventi, ha ormai perso la forza per portare a termine il proprio incarico, ma Sam è pronto a soccorrere l’amico con la sua inesauribile tenacia.

Frodo: Non posso farlo, Sam.
Sam: Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che significavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa.
Frodo: Noi a cosa siamo aggrappati, Sam?
Sam: C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo. 

Ancora una volta la speranza riemerge. Questo susseguirsi di cadute e recuperi sembra essere una costante nella Trilogia, così come nel mondo reale; quante volte un ostacolo troppo grande ci spinge a mollare l’osso, ad arrenderci alle correnti contrarie della vita, ma poi all’ultimo momento qualcosa ci spinge a mettercela tutta e riusciamo a superarlo? Peter Jackson sembra suggerirci che questo accade a tutti e che possiamo sempre rimetterci in piedi, con qualche piccolo aiuto da parte dei nostri cari(sto pontificando?).

Filosofia e teologia a parte, i nostri due eroi si rimettono in cammino pronti a sacrificare loro stessi per ciò che di buono c’è in questa Terra, anche se gli ostacoli sono ancora molti e sembrano impossibili da superare.

La parte che preferisco di questo splendido discorso di Sam è il riferimento alle “grandi storie”. Siamo all’interno di una pietra miliare del fantasy, ma per i suoi personaggi questo non vuol dire niente; loro conoscono altre storie e si ispirano a quelle, non certo alla propria (non ora, almeno). Sam le nomina perchè percepisce l’epicità delle favole e dei racconti e, così facendo, le amplifica dando valore al frutto della penna di Tolkien.

Non riesco ad esprimere l’afflusso di pensieri, sogni e fantasie che scorrono dentro di me ogni volta che riascolto queste parole; vorrei, ma non posso. Vi dico però questo: le stesse cose che provano Frodo e Sam, e che proviamo io e voi con loro, le provano anche Elvin e Jigol. E’ infatti a questo amore per l’epicità che ho puntato quando dovevo scegliere su cosa basare la mia disimpegnata storiella fantasy (In Viaggio Verso Ovest) la quale, nonostante sia solo un gioco letterario per sfogare la mia sete di avventure, è comunque una creazione a cui sono affezionato e che un giorno spero di poter continuare.

 

Eccoci giunti a quella che per me è forse la scena con la carica emotiva più forte di tutta la trilogia: la scalata del Monte Fato.

Qui l’adrenalina è messa nuovamente in secondo piano per dar spazio ai sentimenti e alle emozioni che provano Frodo, Sam e, di conseguenza, gli spettatori nel ritrovarsi a dover arrancare senza forte nelle ostile terre di Mordor, tra mille pericoli e il terrore costante di essere individuati dal terribile grande occhio.

Frodo è ancora una volta caduto nell’oblio della paura e non vede più nessuna possibilità di riuscita davanti a sé, così come non vede più nulla dietro di sé: “non sente sapore del cibo, né il rumore dell’acqua, né il tocco dell’erba. Buio. C’è tanto buio!“.

Per sua fortuna ancora una volta Sam (il vero eroe della Trilogia, se mi permettete di dirlo) dimostra di non sapere cosa vuol dire arrendersi e, non riuscendo a rincuorare il suo amico, prende una decisione:

Non posso portare l’Anello per voi, ma posso portare voi! (Sam)

Detto questo si carica in spalla Frodo e si avvia con passo lento e incerto ma costante verso l’entrata del vulcano, deciso a mettere una fine a questo lungo viaggio.

 

A terminare il racconto sarà però Frodo, seppur lasciando a Sam la possibilità di aggiungere qualche altra riga nelle pagine bianche rimaste in fondo al libro scritto da Bilbo; lui infatti si accinge ad andarsene (a sorpresa) verso Valinor, paradiso terrestre raggiungibile solo dagli elfi situato oltre il mare. Assieme a lui vengono anche lo zio e lo stregone, con un addio commovente presso i Porti Grigi. A salutarli, oltre a Sam, i due amici Merry e Pipino. Impossibile per loro (e, ammettiamolo, anche per noi) trattenere le lacrime mentre uno splendido cielo, che sembra essere stato dipinto personalmente da Turner, illumina i loro volti sorridenti.

La compagnia ha qui fine, ma la loro amicizia durerà per sempre.

Addio, miei coraggiosi Hobbit. La mia opera è terminata; qui, infine, sulle rive del mare, si scioglie la nostra compagnia. Non vi dirò “Non piangete”… perché non tutte le lacrime sono un male! (Gandalf)

E fu così che ebbe inizio la Quarta Era della Terra di Mezzo. E la Compagnia dell’Anello, pur legata in eterno da amicizia e amore, ebbe fine. Dopo tredici mesi precisi da quando Gandalf ci aveva spinti al nostro lungo viaggio, ci ritrovammo a guardare un panorama familiare. Eravamo a casa. (Frodo)

 

In conclusione Il Signore degli Anelli è sicuramente una delle saghe che meglio rappresentano il vero significato del termine epicità; a dirla tutta, devo ancora trovare un film o un libro che ne sia maggiormente imbevuto.

 

E voi cosa ne dite? Quale scena della Trilogia vi viene in mente se vi chiedo di pensare a qualcosa di epico? Conoscete altri film o libri che più si adattano al suo significato? Credete che abbia esagerato da qualche parte in questo articolo?

Fatevi avanti e dite la vostra!

Annunci

12 thoughts on “L’Epicità del Signore degli Anelli

  1. Allora, per prima cosa direi che Samwise altro non è che Parsifal (il caliere così puro di cuore da sembrare un po’ cretino) e tutta la storia non è altro che una Quete du Graal al contrario.
    E infine che il ritorno dei nostri eroi nella Contea è mutuato da quello di Odisseo a Itaca

  2. E leggilo il libro perchè non c’è assolutamente paragone -e nota che ho amato la trilogia cinematografica pur con i suoi difetti, che credimi ci sono- perchè se davvero vuoi capire la traspisizione cinematografica devi leggere il libro.
    Per rispondere alla tua domanda ti dirò che la scena epica che mi viene alla mente è quel breve, piccolo “for Frodo” che mettono in bocca ad Aragorn prima della battaglia davanti alle porte di Mordor.
    E ho scritto “mettono in bocca” perchè nel libro non c’è, ma ne racchiude tutta l’essenza.
    Perchè epica?
    Ma perchè cosa mai può esserci di più epico di un gruppo di uomini smarriti pronti a sacrificarsi tutti per dare una possibilità ad un altra piccola creatura di portare a termine il suo compito e salvare il loro mondo?
    C’è tutto in quel for Frodo: la speranza, l’eroismo, il sacrificio, tutto… e per quanto mi sforzi non riesco a trovare un’altra scena che possa stargli alla pari.

    • Hai ragione, anche quella scena trasuda epicità e fa quasi venire i brividi, mentre saltando sul divano ti unisci al coro di guerrieri pronti a dare una disperata battaglia!

      Lo farò, lo giuro sul mio onore, ma purtroppo non so quando. La sconfitta mi ha demoralizzato e non credo di poterne sopportare un’altra, devo recuperare fiducia nelle mie capacità per poi gettarmi nella lettura del nobile mattone in un periodo di libertà fisica e spirituale… forse al termine di una sessione d’esami, se ne esco vivo.

  3. Io mi sono comprata il libro che racchiude tutta la trilogia! Mi sono messa sotto a leggerlo, anche se attualmente sono solo a 150 su mille e passa pagine, ma mi sta piacendo da morire, e mi rendo conto di essere stata idiota a ignorare questo capolavoro per tutti questi anni.

    • Ho anche io quel formato, con tanto di mappa, ma questo non mi ha aiutato a superare il primo libro. Non so che dire, sono un pappamolle! Sarà per le canzoncine di Bombadil, ma faccio proprio fatica ad apprezzarlo come vorrei.
      Non temere, prima o poi mi metterò di impegno (magari leggendolo di giorno invece che alla sera) e farò fuori la trilogia in una settimana!
      … o forse no.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...