S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl

Ormai lo sapete tutti che sono un fan del genere post-apocalittico, così come dell’apocalittico (con e senza zombie); quindi mi stupisco da solo scoprendo che non ho mai scritto un post al riguardo, nonostante la mia vasta cultura in questo campo.

Tutto ciò che ho fatto è stato “recensire” la serie The Walking Dad e scrivere una Guida per la Sopravvivenza ad un’Apocalisse Zombie Realistica ;roba divertente ed entusiasmante (nonché utile) ma sempre rientrante nelle categorie finedelmondoattualmenteincorso con annessi morti viventi. Eppure lo sanno tutti che lo scenario più probabile (ma solo di poco) è la catastrofe nucleare!

Eccoci quindi ad un post tutto radioattivo dedicato al mio preferito dei videogames post-apocalittici.

Sono certo che se non fosse per il titolo del post sareste tutti pronti a scommettere che il gioco in questione sia Fallout… invece no! (colpo di scena)

S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl

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Gioco molto meno famoso del prodotto Bethesda, è ambientato ai giorni nostri nella zona, ovvero l’area circostante la centrale nucleare più famosa del mondo. La premessa è una seconda esplosione nel reattore avvenuta nel 2006, cosa che ha reso ancora più inospitale il territorio in sua prossimità e provocato delle anomalie fisiche inspiegabili.

Solo un pazzo si addentrerebbe nella zona, radioattiva ed estremamente pericolosa; un pazzo, oppure uno S.T.A.L.K.E.R., acronimo di scavenger, trepasser, adventurer, loner, killer, explorer e robber. Gente poco raccomandabile, disperati alla ricerca di reperti da trasportare oltre il confine, sorvegliato da militari, e rivendere al mondo civile. Insomma, in parole povere, noi.

Può essere categorizzato come titolo d’avventura, horror e gdr in quanto unisce caratteristiche da ognuno dei tre generi: esplorazione, mostri e libertà di scelta (entro limiti piuttosto stretti).

Il gioco è stato sviluppato dalla GSC Game World, azienda ucraina che ha dedicato al progetto più di cinque anni (pubblicato nel 2007) e che ha prodotto una serie di tre giochi sotto questo nome composta da un prequel ed un sequel, tutti esclusivamente per Windows.

Ad ispirare il gioco è stato l’omonimo film, a sua volta tratto dal romanzo Picnic sul ciglio della strada, girato nel 1979 con tecniche, a mio avviso, antiquate persino per l’epoca (made in URSS).

Detto ciò, analizziamolo nel dettaglio.

TRAMA (senza spoiler)

In una notte tempestosa, un camion della morte, veicolo deputato al trasporto di cadaveri, viaggia all’interno della zona. Al suo interno, tra i corpi, un uomo è ancora vivo. All’improvviso un fulmine colpisce il mezzo, che finisce fuori strada e si ribalta.

Il giorno dopo uno s.t.a.l.k.e.r. si avvicina ai rottami e trova l’uomo ancora in vita. Dopo esserselo caricato in spalla, lo porta da un mercante e trafficante d’armi del luogo, che gli offre assistenza.

Al suo risveglio l’uomo non ricorda niente, neppure il suo nome, e viene denominato Marchiato per via del tatuaggio sull’avambraccio che lo etichetta come s.t.a.l.k.e.r.

Tutto ciò che possiede è un palmare con inserita un’unica missione: uccidere Strelok.

L’uomo decide di portare a termine l’incarico, ma non sapendo nulla del suo obiettivo decide di lavorare per il trafficante in cambio di informazioni; ovviamente non lo aspettano compiti facili e dovrà guadagnarsi con il sangue ed il sudore ogni traccia sul misterioso individuo.

Inizia così un viaggio all’interno della desolata e pericolosissima zona, tutt’altro che inabitata; infatti a popolarla ci sono altri avventurieri, banditi, militari, scienziati, animali e, soprattutto, mostruose creature deturpate dalle radiazioni.

Chi è Strelok? Qual è il passato del Marchiato? E cosa si nasconde tra gli anfratti della zona?

Lo scoprirete solo giocando… o spoilerandovi tutto in giro per il web.

A tal proposito, metto un (ALLARME SPOILER) per sicurezza prima di dirvi che la trama non è una banale caccia all’uomo ma una più sofisticata ricerca tra scienza e fantascienza di tasselli di una storia ben più complicata ed elaborata di ciò che sembra all’inizio.

Come ho detto prima, è ispirato all’omonima pellicola nella quale i protagonisti sono alla ricerca di una stanza in grado di avverare “i desideri più intimi e segreti” dell’uomo che vi entra; questo avrà un peso anche nel gioco, anche se solamente dopo la prima metà delle sue ore totali.

Ultima informazione prima di passare ad altro: ci sono 7 finali diversi.

AMBIENTAZIONE

L’ambientazione è a dir poco affascinante, con un’esplorazione open world della cosiddetta zona (ben 30km quandrati) che include accampamenti, boschi, campagne, città fantasma come Pripyat, sotterranei, colline e altro ancora.

Il tutto attorno alla centrale di Chernobyl, irraggiungibile carcassa di cemento la quale sembra aver dato vita attorno a sé a numerose eccezioni alle leggi della fisica, che il Marchiato si troverà ad incontrare ripetutamente nel corso delle sue peripezie.

Oltre alle anomalie si possono incontrare artefatti, oggetti modificati dalle stesse e dalle radiazioni in grado di interferire con le statistiche del giocatore.

Anche se tecnicamente non si tratta di un gioco post-apocalittico, vi rientra perfettamente per la devastazione degli scenari, la loro desolazione, l’abbigliamento degli abitanti e le difficoltà proprie del genere.

Il design dei vestiti e armature è tipico: maschere antigas, impermeabili, armature pesanti e tute anti-radiazioni…

Le creature sono oscene, devastate, per gran parte prive di pelle o ricoperte di tumori. L’aspetto impressionante trasforma la tensione che si portano dietro gli angoli più sperduti e bui della mappa in vera e propria paura, quando uno scricchiolio o un grugnito rivela la presenza di esseri come questo

In realtà è uno dei più inoffensivi…

Vi sono altri generi di mutanti: alcuni sono semplici umani resi una sorta di zombie dai danni cerebrali, altri veri e propri mostri dotati di più teste o tentacoli.

Cambiamenti climatici, cicli notte/giorno e luoghi sotterranei portano spesso ad una scarsa illuminazione, cosa che non rende più difficoltoso il gameplay in quanto è presente la luce artificiale della torcia elettrica, ma che intensifica i momenti di tensione.

La qualità video è piuttosto bassa e, a tratti, spigolosa. La cura per i dettagli è scarsa.

GIOCABILITÁ

Come ho appena messo in evidenza, c’è una costante vena di suspense che accompagna l’esplorazione dei luoghi più isolati (o, al contrario, più popolosi) della zona; potremmo paragonarla all’angoscia delle miniere di Minecraft mescolata al terrore dei clicker di The Last of Us. Detto tra noi, me la sono proprio fatta sotto esplorando (ALLARME SPOILER) il laboratorio abbandonato! Maledetti bloodsucker e la loro invisibilità…

Tuttavia non è predominante questa emozione in quanto per buon parte del tempo ci si trova all’aria aperta, tra edifici distrutti e pozze radioattive. Di conseguenza è più un gioco d’avventura che un horror, cosa consolidata dai frequenti combattimenti con le armi da fuoco contro banditi e altri malintenzionati, oltre a diversi tipi di soldati più esperti.

Le suddette armi sono imitazioni di quelle reali (vale a dire che hanno modificato i nomi per non pagare i diritti) e sono circa una trentina. Possono essere acquistate per qualche manciata di rubli, trovate in determinati luoghi o, più facilmente, saccheggiate dai cadaveri.

E’ qui che interviene la componente GdR: il posto a disposizione nello zaino è limitato in base al peso, dunque armi e oggetti raccolti devono essere selezionati con cura. Inoltre si può commerciare con quasi tutti gli NPC neutrali e amichevoli.

Altre caratteristiche del genere sono le quest secondarie (non molte), i danni da malnutrizione e provocati dall’ambiente e l’ampia libertà nell’ingaggiare lo scontro con i nemici scegliendo se aggirarli o se affrontarli apertamente.

La giocabilità inizialmente è un po’ difficile, o almeno io l’ho trovata così per la poca intuibilità di alcuni tasti; con il tempo ci si abitua e uccidere mob e nemici diventa più semplice.

CONCLUSIONE

Essendo il mio primo gioco post-apocalittico ci sono molto affezionato, tanto che ho provato a farlo conoscere ad altri miei amici e, di conseguenza, ora non lo possiedo più… grazie tante per non avermelo restituito, chiunque tu sia che si è approfittato della mia generosità!

Ehm, dicevo, l’ho trovato molto coinvolgente ed emozionante e l’intricarsi della trama mano a mano che procedevo mi ha sorpreso, essendo io partito con l’idea di una semplice scampagnata per Chernobyl.

Si tratta anche di uno di quei pochi giochi offline che ho acquistato per pc, cosa che di solito non faccio, preferendo usare come console la PS3; resta una importante eccezione.

Mi ha appassionato a tal punto da spingermi a creare il mio primo ed unico cosplay, per l’appunto uno s.t.a.l.k.e.r.

cosplay stalker

La maschera è vera, così potrò usarla quando ce ne sarà bisogno.

Essendo un gioco “piuttosto” di nicchia, nessuno mi ha riconosciuto al Lucca Comics e mi sono offeso a tal punto da non farne più… ma forse, ripensandoci, la causa è anche il mio costume piuttosto scadente, quindi io e il mondo siamo pari (su questo).

Tornando al gioco, non è certo un capolavoro: la bassa qualità video e la limitatezza delle scelte personali sono malus notevoli.

Inoltre l’esclusività a Windows, la provenienza da una software house dell’Europa dell’Est e la scarsa pubblicità l’hanno reso un gioco poco conosciuto all’inizio ed un gioco di nicchia in seguito, quando a dominare il mercato è tornato Fallout.

Tolto tutto questo, è un gioco piacevole al quale si possono dedicare molte decine di ore di gioco.

L’intera saga è in vendita su Steam, se vi piace il genere ed è in offerta provatelo che ormai il suo prezzo dovrebbe essere una miseria; magari evitate il prequel, che ha ricevuto pessima recensioni ed è più vicino agli FPS, a quanto ne so.

 

 

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2 pensieri su “S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl

  1. Ottima recensione. Ho accuratamente evitato la parte degli spoiler e devo dire che come gioco sembra davvero interessante. Mi dispiace solo per lo scarso successo che ha avuto in passato.

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