Qualche Altra Manciata di Filosofia il Sabato

Questo post viaggia nel tempo, nel senso che l’ho scritto Sabato 17 (Ottobre. 2015. Dell’Era Galattica) ma la sua pubblicazione è avvenuta solo oggi.
Ogni tanto lo faccio, non è strano. Prendiamo per esempio Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche?: l’ho scritto quasi un mese fa, ma ho aspettato molto tempo prima di pubblicarlo perché non volevo che uscisse a casaccio, visto quanto impegno ci ho messo nel prepararlo.
Perché dico questo? Non lo so, forse per insegnare ai nuovi arrivati che raramente tempo e ispirazione si incontrano.
Che profondo.
Oppure è legato al fatto che oggi è il 21/10/2015 e, in tal caso, non servono altre spiegazioni.

Detto questo, torniamo a noi.

Qualcuno si ricorda di quel giorno speciale in cui ho scoperto l’esistenza di un karma? No?
Dai, rinfrescatevi la memoria che ho fretta di continuare.

… fatto? Era ora!
Andiamo avanti.

Questo pomeriggio mi sono avventurato nel Mondo Esterno (ovvero quell’ambiente ostile abitato da orrende e disgustose creature comunemente riconosciute con il nome di esseri umani) mosso dalla necessità psicologica di sacrificare buona parte delle mie scarse riserve energetiche nel fallimentare tentativo di indurre uno stato di ipertrofia nei piccoli miociti di cui dispongo… sono andato in palestra, ecco!

Fatto tutto quello che dovevo fare in tempo per la chiusura, alle 18:00 in punto sono uscito e mi sono diretto in fretta e furia alla fermata del bus, sicuro di poter prendere l’autobus delle 18:12. Per sicurezza, ho anche accelerato il passo, dal momento che il Sabato ne passa solo uno ogni 30 minuti.

Mi sono messo d’impegno, ho sfruttato al massimo le mie conoscenze di geografia e di geometria per tagliare ogni centimetro di marciapiede possibile e alle 18:08 esatte ho scorto in lontananza la fermata… e il dannato autobus 41!

Rappresentazione artistica rappresentante il mio stato d’animo.

-Ma porca di quella *****! Com’è possibile?- mi sono chiesto ad alta voce, senza rendermi conto che gli auricolari isolano me dal mondo, ma non il mondo da me.

Di corsa, e in preda alla sensazione di essere intrappolato in un orrendo déjà vù (di quelli tanto amati da Nietzsche, più o meno), ho tentato l’impossibile prima di rendermi conto che la distanza era troppa per poter anche solo sperare di avvicinarmi al bus.

Ho dunque attraversato la strada, raggiunto con la stessa velocità la fermata, letto sul cartellone l’orario previsto per l’arrivo del mezzo e poi ho perso la calma scoprendo CHE IL MALEDETTO AFFARE DOVEVA ARRIVARE ALLE 18:14!

Incavolato come un nano ubriaco (tendono ad essere piuttosto irritabili, Elvin e Jigol lo sanno bene) mi sono messo a prendere a calci la panchina, le pareti della “casetta di vetro”, gli alberi e qualunque altra cosa mi passasse a tiro, borbottando maledizioni che neanche Voldemort Colui Che Non Deve Essere Nominato oserebbe pronunciare.

Infine, irritato e depresso, mi sono seduto sulla panca in cerca di qualche consolazione, solo per scoprire che mi ero dimenticato a casa anche quella: niente merenda.

Disperato, mi sono accorto della presenza di un coso, un… sì, insomma, un homo sapiens.

L’esemplare, che a giudicare dagli abiti e dalla criniera era pressoché un diciottenne appartenente alla sottospecie ficus reputo me, mi (me-mi) si è avvicinato e ha pronunciato qualche parola in un idioma a me sconosciuto. Poi mi sono tolto le cuffiette e ho improvvisamente compreso la sua lingua: voleva che gli prestassi il telefono per scrivere un messaggio.

  • La prima vocina che si è messa a strillare nella mia testa mi ha messo in guardia dalla possibilità di un probabile furto, con forse annessa un’estorsione e, chissà, un pizzico di sana ultra-violenza, tanto per farmi sudare freddo.
  • E’ intervenuta una seconda vocina, mormorando con falso coraggio che era ridicolo anche solo pensarci… ma che era meglio non farlo, perché altrimenti stanotte non avrebbe dormito.
  • Una terza vocina si è fatta avanti e mi ha sussurrato che non era proprio il caso di prestargli il cellulare… perché me lo avrebbe rubato e sarebbe corso via! Era sempre la stessa vocina, che aveva rifatto in fretta la fila per insistere sul suo punto di vista. Già che c’era, ha aggiunto che anche rifiutare sarebbe stata una pessima idea, perché tanto il tipo mi avrebbe sottratto il telefono di mano e sarebbe corso via comunque.

A questo punto le altre vocine, rimaste in ascolto, si sono lasciate influenzare dal suo punto di vista e le hanno dato ragione, mormorando che ero dei pasticci e che non ne sarei uscito vivo in nessuno dei due casi; meglio pensare ad una frase profonda da dire in punto di morte.

Essendo in trappola, ho sospirato e gli ho offerto il telefono alla stessa maniera di quando il mio gatto si avvicina famelico al mio piatto e, non volendo attendere che io finisca di nutrirmi, mi costringe a rovesciare un po’ di cibo sulla tovaglia, quasi accidentalmente.

Il tizio ha ringraziato, si è messo a scrivere qualcosa e mentre io mi guardavo attorno in cerca di un bel posto da andare a infestare una volta divenuto un fantasma (oh, quella scuola superiore sembra perfetta) mi ha restituito lo smartphone, ringraziando ancora.

Stupito da un simile evento, per poco non crollavo a terra quando è apparso un autobus con la scritta bella in vista: 41.

Un rarissimo esemplare di autobus sovrannumerario era apparso in mio soccorso, proprio come la magica sera in cui il mezzo 1231 mi ha portato in salvo dall’umidità e dalle tenebre di una lunga giornata.

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Rappresentazione artistica, affine alla precedente, del mio nuovo stato d’animo

Ero stordito da tanta meraviglia, a tal punto che non mi è neppure passato per la testa di controllare se fosse lo stesso bus della volta precedente: era un miracolo (un ca*** di miracolo, per l’esattezza) e questo mi bastava. Tuttavia non mi sarei stupito di ritrovare scritta la stessa cifra…

Ancora una volta mi ritrovo a dover constatare l’esistenza di una sorta di karma che porta equilibrio in tutte le cose: se sono in negativo, basta compiere un’azione positiva per ripristinare il corso degli eventi e fare apparire una soluzione ai miei problemi.

Ma da dove è apparsa quella soluzione? E’ questa la domanda che un vero scienziato si pone, ed io non posso certo tirarmi indietro.

Avendo alle spalle una certa esperienza con gli eventi straordinari ho risolto subito l’enigma con l’unica spiegazione possibile (e, oserei dire, anche ovvia): l’autobus è apparso da una dimensione parallela.

Niente di sorprendente, dunque, solo l’ennesimo intreccio del multiverso che, un po’ alla volta, porterà alla sua stessa rovina… e alla nostra.

Certo, a meno che un qualche eroe non interrompa questo catastrofico processo risalendo alla sua causa ed interrompendo l’attrito tra piani alternativi della realtà.

Qualcuno che ha già avuto a che fare con eventi simili, che li conosce e che ormai naviga da una realtà all’altra senza farci neppure troppo caso, alternando una dimensione in cui la sua compagna di banco all’università è estremamente piatta a quello in cui porta una terza abbondante (indovinate in quale ci troviamo adesso?).

Quel qualcuno sono io, il Roland della situazione.

So cosa state pensando: “La Saga della Torre Nera ti ha proprio fuso il cervello, ormai sei da buttare”.

Ma non è così! Non sono pazzo e, anche se di solito sono i pazzi a negare di esserlo, questa volta è vero!

Salverò i mondi e ripristinerò il corretto scorrere dell’esistenza, perché io sono l’unico che può farlo.

Ma non oggi, che è Sabato e ho voglia di guardarmi un film. Forse domani.
Ma forse, eh? Non voglio tirarvi pacco all’ultimo minuto.

Lunghi giorni e piacevoli notti!

P.s.: le vocine nella mia testa stanno ancora cercando una frase profonda e, per adesso, non hanno trovato niente che superi il livello “piscina per bambini”
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