In Viaggio Verso Ovest (13)

-Ehi, mocciosi! Chi vi ha detto di intromettervi? Me la stavo cavando benissimo anche senza di…- ma poi li riconobbe e disse -Per la barba di mio padre! Siete i due giovani scalmanati di Biancarbone! Cosa ci fate qui?- e aggiunse in tono minaccioso -Mi state forse pedinando?-

La folla, che stava quasi per andarsene dal momento che la rissa era finita, tornò invece a radunarsi attorno a loro speranzosa di assistere ad un altro scontro e qualcuno, con entusiasmo, lo incitò -Forza, dacci dentro!-

Jigol si giustificò subito -Ma certo che no, mastro nano, non oseremmo mai! Siamo stupiti quanto lei di questa curiosa coincidenza e se siamo intervenuti è solo perchè pensavamo che fosse uno scontro impari…-

-Uno scontro impari, dici? Ah! Io posso affrontare decine di questi buoni a nulla quando voglio, anche ad occhi chiusi! In ogni caso, grazie per l’aiuto, è stato un gesto altruista il vostro e, in effetti, dopo il modo in cui vi ho trattati l’altra volta questo mi stupisce. Vi devo delle scuse, ragazzi. Mi ero sbagliato sul vostro conto.-

Le persone riunite attorno persero interesse e tornarono ai propri affari, mentre Elvin e Jigol si avvicinavano a Dworin per incrociare con lui il lato interno dell’avambraccio destro in segno di pace ed alleanza.

-Ora, se non vi dispiace, è meglio se me ne vado. Stanno per arrivare le guardie e non ho voglia di trascorrere la nottata dando loro spiegazioni sul come e il perchè ho dato una lezione a quei ladruncoli. Mi aspetta l’ennesima giornataccia alla ricerca di un permesso d’uscita e devo essere fresco e riposato… per non prendere a pugni “chi di dovere”!-

Elvin approfittò dell’occasione e Continua a leggere

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In Viaggio Verso Ovest (12)

Purtroppo per i due avventurieri, il loro piano non funzionò: l’incaricato all’ufficio culturale non concesse loro un documento definitivo, bensì un altro modulo da portare ad un altro ufficio, questa volta quello degli apprendisti, dove un altro incaricato li mandò invece all’ufficio della forza lavoro e qui, accortosi che nulla avevano a che fare con tale settore, di nuovo indietro a quello culturale per ricominciare d’accapo; il tutto ripetendo ogni volta nome, cognome, provenienza e motivazione del viaggio oltre ad altre informazioni più o meno utili.

Al che i due ragazzi si arresero e, sedutisi ad un lato del viale, al riparo da spintoni e manate, rimasero in silenzio esausti e sconsolati per un po’ di tempo, finchè Elvin non aprì bocca.

-E’ impossibile. Rimarremo qui per sempre, ne sono certo.-

-Ma che vai blaterando? Alla fine ci lasceranno andare. Solo che prima di quel giorno saremo impazziti e ci servirà a ben poco varcare il Cancello.-

-Il Sole ormai è scomparso da un pezzo, coperto dalle Alte Mura. Sono certo che ormai è il tramonto. Io non resisto un altro giorno qui, Jigol! Non voglio fare di nuovo tutto questo giro domani, e dopodomani, e dopodomani ancora…-

-Neppure io. Ma non abbiamo altre soluzioni, purtroppo…- si interruppe di colpo. Elvin lo guardò e vide che il suo viso era contorto in una smorfia assurda, un miscuglio di gioia e disperazione.

-Che hai? Stai bene?-

-Sì. Anzi, no! O meglio, sì!-

-Mi sto preoccupando…-

-Elvin, siamo due imbecilli! Anzi, ti dirò di più: siamo i più grossi imbecilli di questo lato del mondo!-

-Perché dici questo? Ti è venuta qualche intuizione?-

-Una specie. E quando Continua a leggere

In Viaggio Verso Ovest (11)

-Ho chiesto qual è il vostro nome-

Il militare, di media statura, indossava un’armatura leggera tinta di blu e di giallo, i colori della bandiera del Regno di Versindol. Portava una spada al fianco sinistro ma nessun elmo a coprirgli i corti capelli neri. Il naso era storto, gli occhi scuri e la bocca sporgente.

Con tono impaziente, chiese di nuovo –Allora? I vostri nomi?-

Jigol presentò entrambi il più velocemente possibile per non innervosire ulteriormente la guardia –Io sono Jigol Jiliata, figlio di Jerold, mentre lui è Elvin Evelond, figlio di Eliot.-

L’uomo scrisse i loro nomi su un foglio di carta con grafia frettolosa e poi domandò –Da dove provenite?-

Questa volta fu Elvin a parlare –Siamo di Borgo Mite.-

Senza nemmeno sollevare gli occhi, la guardia continuò a scrivere e chiese loro –E quali affari vi portano oltre i confini del Regno?-

Jigol avvertì un imbarazzo crescente, non sapendo cosa rispondere, ma l’amico pronunciò senza timore le parole che sperava non avrebbe detto –L’avventura!-

Il militare smise di scrivere e li fissò sorpreso. Anche un suo collega si mise a fissarli incuriosito.

-L’avventura, eh?- ripeté –Gran Continua a leggere

In Viaggio Verso Ovest (10)

Nel giro di tre giorni Elvin e Jigol superarono un altro villaggio e giunsero finalmente a Sette Cancelli, la città più ad Ovest del Regno ed importante punto di controllo commerciale e militare.

Infatti le Alte Mura, nonostante si estendessero per numerose miglia a Nord e a Sud, avevano ben pochi punti d’accesso in modo da concentrare le difese in limitati punti strategici, come lo era appunto Sette Cancelli: costruita al di sotto dell’immensa fortificazione, la città era così nominata per via degli enormi portoni disposti in maniera piramidale fino a concentrarsi nell’ultimo, grande Cancello dell’Entrata e dell’Uscita. La curiosa disposizione serviva a facilitare la burocrazia del Regno, dovendo i suoi incaricati registrare ogni merce, uomo e soldato di passaggio oltre la frontiera.

Per prima cosa uno straniero al di fuori delle Alte Mura, i cui merli si innalzavano fino a venti metri dal suolo, avrebbe dovuto superare il fossato, il quale era scavato per oltre tre metri e mezzo di profondità e cinque di larghezza e che quindi rendeva impossibile l’avvicinamento di scale o altri mezzi per arrampicarsi oltre la cinta; per oltrepassarlo l’unico modo possibile in quella regione del Regno era attraversare l’ampio ponte levatoio del primo Cancello, difeso da due torri a base circolare in resistentissima pietra alte cinque metri più delle mura e forate da innumerevoli feritoie; l’ingresso era protetto anche da un’inferriata metallica formata da sbarre spesse e rifinite come braccia di uomini muscolosi incrociate a formare un reticolo a maglie larghe e da un robusto portone fatto con il legno dei più massicci alberi della Foresta Secolare, rivestito da Continua a leggere

Il Viaggio Continua

Qualche giorno fa mi è apparsa in sogno la rossa.

Lo so, sembra assurdo, ma è accaduto veramente!

Era tutto talmente reale e tangibile che non posso credere sia stato solamente frutto della mia fantasia.
No, lo sento, ho a che fare con qualcosa di diverso, qualcosa di superiore.

Credeteci oppure no, io l’ho vista, e quando ti appare in sogno la rossa non puoi opporti al destino.

Purtroppo il mio corso di studi è ancora lungo e non posso mollare tutto per dirigermi ad Ovest, quindi lascerò che a farlo per me sia Elvin.

Eh sì, cari amici, il suo viaggio è solo all’inizio e non può certo fermarsi adesso solamente perchè la mia musa se n’è andata.

Forze superiori, forse le stesse che governano l’universo, hanno voluto mandarmi un messaggio: l’avventura deve continuare.

Forse è qualcosa di catartico attraverso il quale sono io stesso a compiere un percorso o forse è una storia che necessita di essere scritta; fatto sta che si è riaccesa nell’oscurità del mio animo una luce intensa ed accecante, uno scintillio bianco e doloroso che fa lacrimare gli occhi ma che quando si affievolisce un poco permette di scorgere al suo interno una chioma ramata (chi ha letto il primo capitolo, sa di cosa parlo).

Ebbene, la mia musa è tornata al suo posto e oggi stesso Elvin e Jigol hanno ripreso il loro viaggio verso Ovest.

Non mi aspetto che la notizia vi faccia esplodere dall’emozione, perché dopotutto non abbiamo a che fare con un best seller ma solo con una serie di racconti scritti da me, blogger e fan numero uno di questa piccola saga; tuttavia sono certo che Continua a leggere

Regole e Anticipazioni

Quello di Halloween è stato un magro tentativo di iniziare a scrivere post a tema durante le festività.

Non ne avevo la minima intenzione fino a quel giorno e ne ho ancora meno voglia adesso; sta di fatto che ho rimandato il pranzo per scrivere questo racconto spinto da ispirazione improvvisa e, lo ammetto, un po’ di invidia verso chi organizza grandi eventi ogni volta che il calendario prevede un giorno di ipotetico riposo (anche se sappiamo tutti che non è affatto così).

Essendo io un emblema della pigrizia, un’icona dell’incostanza e un vessillo dell’anticonformismo (talvolta bevo il caffè prima di andare a dormire… pura anarchia, gente!) metto subito in chiaro che non ho dato il via ad una serie di eventi che comporta cambiamenti del tema del blog, conti alla rovescia e fantastici concorsi a premi un giorno ogni due.
Non è chiaro? E allora preparatevi alla Regola di Piton, in quanto è una parafrasi (ho anch’io un vocabolario) di ciò che ha detto una volta il perfido buon professore:

Non ci saranno sventolii di nastrini o stupide canzoncine in questo blog

Ed è meglio così, fidatevi.
Dopotutto, io odio le feste.

How-The-Grinch-Stole-Christmas-how-the-grinch-stole-christmas-3452438-1024-576

Bene, detto questo Continua a leggere

Il Patto, il Demone e l’Inganno

Tutto era pronto.

Aveva trascorso il mese precedente alla ricerca degli strumenti necessari e quelli prima analizzando un’antica pergamena medievale. Era stato necessario spendere molti soldi e compiere azioni ignobili, ma ora disponeva dell’ultimo ingrediente necessario per iniziare l’incantesimo: il cuore di un giovane fanciullo, estratto poco prima in quanto era necessario fresco.

Lo dispose sopra al piatto in argento ossidato posto al centro dell’intricato disegno da lui stesso eseguito sul pavimento della vecchia casa diroccata nella quale si trovava. Era una sorta di eptagono inscritto in un cerchio, entrambi formati da parole arcane e maligne. Ora conosceva il significato di ognuna di esse, ma solo perché aveva consultato filologi e linguisti di ogni parte del mondo; un lavoro estenuante.

Gli altri oggetti, posti ognuno ad un diverso vertice del disegno, erano anch’essi frutto di una lunga ricerca e meritavano un posto nella storia; non era l’unico ad aver eseguito quel rituale e i suoi predecessori avevano lottato a lungo per impossessarsi di essi, mandando a morte certa centinaia e centinaia di uomini. Tutto questo, però, risaliva a molti secoli precedenti e lui era con assoluta certezza l’unico ad averli riuniti tutti in un solo luogo da almeno cinquecento anni.

Il suo scopo era richiamare un demone, gesto pericolosissimo per coloro che non sanno come tenerli a bada. Il disegno era uno dei possibili metodi, ma ve n’erano altri di cui lui non era a conoscenza; non è infatti un gesto tanto raro come sembrerebbe quello di aprire portali sulla Terra per le creature dell’Abisso.

Poiché tutto era predisposto, il vecchio impugnò la pergamena, appositamente custodita in una busta di plastica per proteggere il suo fragile intreccio e cominciò a leggere.

Il suono che uscì dalla sua bocca era gutturale e profondo, per nulla famigliare ma non estraneo alle sue orecchie. I denti battevano con violenza per articolare termini sconnessi e feroci di una lingua nata in un’altra dimensione.

Mano a mano che procedeva l’incantesimo, la luce nella stanza cominciò ad affievolirsi e gli oggetti maledetti intorno alla figura a scintillare; il piatto si mise a ruotare mentre una vibrazione, dapprima sottile e poi sempre più intensa, percorreva il pavimento facendolo scricchiolare al suo passaggio e giungendo sino ai piedi nudi del vecchio, risalendo attraverso di essi sino al petto e percuotendo infine il torace come un ulteriore battito cardiaco.

Il ritmo delle parole si fece più serrato e tutte le pareti parvero contrarsi e dilatarsi al ritmo della sua voce, mentre un sibilo Continua a leggere